I desideri si devono educare? È giusto porre dei limiti alla nostra immaginazione? Che cos’è il coraggio e perché è necessario tirarlo fuori proprio adesso? Che differenza c’è tra un filosofo e un mago presuntuoso?  Come titolo all’intervista fatta al filosofo co-fondatore di “Tlon” ho usato una nota citazione attribuita a Oscar Wilde perché ben si confà ai temi (tanti) trattati qui di seguito. Le parole di Colamedici mi confermano ancora una volta quanto la filosofia aiuti a vivere una vita piena e autentica, senza negare assolutamente tutto il dolore e l’ombra che pure ne fanno parte. 

In Lezioni di Meraviglia tu e Maura Gancitano scrivete che la filosofia è fatta per le persone coraggiose. I timorosi quali alternative hanno?

Trovare il coraggio. Un timoroso è già morto e si perde la vita mentre aspetta di trovare il coraggio. Ma il coraggio non si trova, si crea. È una connessione che va sviluppata, non un talento che va scoperto. Il timoroso è chi associa il Futuro con il Male. È l’opposto dello speranzoso, e come lui non ha scampo. Sia il timoroso che lo speranzoso, infatti, impongono al futuro una direzione e così cercano di delimitarlo, di ridurne il potere. Entrambi hanno paura di lasciarsi attraversare dall’ignoto e non vogliono disporsi a tutto, affrontando a cuore aperto e senza armature ogni possibilità.

Si può diventare coraggiosi se non lo si è?

Coraggio, ricordare, accordare, concordare: in tutte queste parole il centro è cor, il cuore. Che io sappia, nessuno ne è sprovvisto. Quindi sì, chiunque può diventare coraggioso. Tutto sta nel cominciare a utilizzare il cuore senza farsi fregare dalla melassa fricchettona. Si diventa coraggiosi quando si comincia ad accettare integralmente la sfida del mondo, e si riconosce il cuore come una bussola che indica costantemente l’ignoto. E si diventa filosofi, scriveva Schopenhauer, quando si ha il coraggio di non nascondere nessuna domanda nel cuore.

Assisto da anni a un tale imbarbarimento dei costumi che mi ricorda certe serie Tv ambientate nel Medioevo più stereotipato. Immagino capiti anche a te. Tlon è un modo di resistere al degrado culturale che ci circonda?

Sì, se ci mettiamo d’accordo sul significato di resistenza. Se pensiamo di mettere in piedi una controffensiva al “sistema” no, siamo fritti. Questo mondo è inscalfibile e si nutre degli attacchi che riceve. Il nostro disgusto è funzionale al rafforzamento del potere. Se, invece, consideriamo la resistenza come il re-sistere, come lo stare saldi, fermi, fondati in noi stessi eppure indomiti, allora abbiamo ottime possibilità di condurre grandi esplorazioni dentro e fuori.

Nel capitolo sulla magia tu e Maura scrivete, in estrema sintesi, che i filosofi agiscono sul mondo come dei maghi innamorati della vita, mentre i presuntuosi plasmano la realtà con supponenza, come fossero stregoni. Tuttavia, anche per i filosofi la tentazione di non seguire la corrente, ma di modificare il corso del fiume è forte. Il vero filosofo come si comporta?

I presuntuosi si illudono di plasmare la realtà, ma è la realtà che si diverte alle loro spalle. È la “realtà” a consentire al presuntuoso di giocare a modellare, ad attirare, a cambiare il corso degli eventi: ma l’unica scelta è tra lasciare che il mondo cambi attraverso noi, come fa il filosofo, o malgrado noi, come fa il presuntuoso. La tentazione del potere è umana tanto quanto il desiderio di conoscenza. In certi momenti della vita si fa molta fatica a distinguere le due cose: se, cioè, il desiderio di sapere sia in fondo altro dal desiderio di potere. Ma il filosofo mantiene la rotta del proprio cuore e segue la corrente non perché imiti gli altri pesci, ma perché danza insieme al corso del fiume.

Quando la vita si fa ostile, in che modo la meraviglia ci viene in soccorso?

Quando la vita si fa ostile, è perché la meraviglia è venuta in soccorso. In altre parole, quella che chiamiamo ostilità può essere, al contrario, l’emersione di un’opportunità: da avversari del cambiamento quali siamo, reputiamo una crisi o un fallimento quanto di peggio ci possa accadere. Non ci rendiamo conto che, al contrario, possono rappresentare un’apertura verso una nuova vita, verso grandi e inedite opportunità. Tutto sta nell’accogliere la meraviglia, nel vivere fino in fondo il dolore e il terrore senza accettare antidolorifici esistenziali. Lì, con Holderlin, dove c’è pericolo cresce ciò che salva.

Esiste un modo per essere liberi dallo spirito del tempo in cui si vive?

No. Esiste un modo – ne esistono molti – per declinare la spinta propulsiva dello spirito del tempo all’interno della volontà dello spirito del profondo. In altre parole, non si può prescindere dai limiti e dalle possibilità della società in cui si vive, ma si può usare l’energia che sprigionano questi limiti e queste possibilità per alimentare un’esigenza di senso più profonda.

Nel vostro libro a un certo punto parli di esercizi di immaginazione attiva. I 101 desideri di Igor Sibaldi che Edizioni Tlon ha pubblicato ne sono un esempio? Ne conosci altri?

La tecnica dei 101 desideri, in realtà, è stata sviluppata da Jack Canfield in “The Aladdin Factor”, un mediocre best seller motivazionale americano. Non è una tecnica di immaginazione attiva, mentre lo è – per restare all’ottimo Igor – quella de “I maestri invisibili” o del “Metodo Silva”. L’immaginazione attiva si occupa di formare un ponte tra inconscio e conscio: di creare immagini per assistere all’emersione dei contenuti più profondi della propria psiche. L’immaginazione attiva traveste l’incomprensibile che abita in noi da maestro, da serpente, da fata o da unicorno per metterlo in contatto con la nostra parte cosciente (o presunta tale). La tecnica dei 101 desideri, invece, si occupa di creare una forma esterna ai nostri desideri, così che il mondo possa riempirla: disegna una pista d’atterraggio per quel che si vuole ottenere.

Li hai fatti? In che modo si può dire che funzionano?

Sì, ho provato la tecnica e funziona, ma consiglio sempre di seguire i versi di Jenny Holzer, “protect me from what I want”. Proteggimi da quel che voglio, perché potrebbe farmi molto male ottenerlo: questa tecnica – e Igor lo spiega bene, nonostante veda in giro molte persone fraintendere e desiderare in massa tanti soldi e uno scaldabagno nuovo – consiste nell’educare la facoltà del desiderare. Non serve, cioè, a ottenere quel che si vuole, ma a imparare a volere quel che è davvero essenziale. Serve a capire come disfarsi dell’inutile, non come attirarlo.

Scrivete (giustamente) che non esistono emozioni negative, ma come si convive con il lato oscuro della forza?

Il film d’animazione della Pixar “Inside out”, pur con tutti i limiti della psicologia americana, spiega bene quanto la tristezza sia fondamentale nella fioritura dell’essere umano. Uno dei migliori libri delle Edizioni Tlon, “Elogio della Notte” dell’amico Claudio Marucchi, analizza molto bene questo punto: viviamo in un’epoca di sopravvalutazione della luce e di svalutazione dell’ombra, e questo ci ha reso deboli, impauriti e bloccati. Accettare l’immensità del mondo, il suo terrore e la sua incomprensibilità senza però mai smettere di ricercare. «La vita come mezzo della conoscenza», scriveva Nietzsche ne “La Gaia Scienza”, ammonendo i suoi lettori a non considerarlo per questo un disperato o un annoiato: «con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma perfino gioiosamente vivere e gioiosamente ridere».

Com’è nata Tlon? Qual è stata la sua evoluzione? Da dove siete partiti?

Tlon è nata nell’istante in cui io e Maura ci siamo conosciuti, ed è diventata “ufficiale” quando abbiamo deciso, insieme al nostro amico fraterno Nicola Bonimelli, di mettere in piedi un progetto che praticasse quella politica della bellezza raccontata da Hillman. Così sono nati i primi workshop e i primi libri della casa editrice, da Daniel Goleman a Gurdjieff, da Jodorowsky all’Asilo nel bosco, e dopo poco più di un anno i mattoni della libreria teatro di Roma. Inizialmente volevamo creare una scuola di filosofia e immaginazione itinerante ed eclettica. È stato tutto molto naturale e miracoloso e oggi, dopo qualche deviazione necessaria, siamo a buon punto.

Mi vuoi elencare i cinque libri (saggi o romanzi) che ti hanno cambiato la vita?

Una volta sentii in radio Josè Saramago dire a un suo lettore entusiasta che in realtà i libri non cambiano la vita. Possono migliorare un momento o permettere di guardare un po’ più chiaramente le cose, ma non producono nessun cambiamento duraturo. Se Saramago ha ragione, devo considerarmi un vero miracolato: a me i libri cambiano la vita più o meno ogni venti giorni. Maura deve sorbirsi con questa cadenza i miei entusiasmi, spesso scanditi da “Ma questo è il miglior libro che abbia mai letto!”. Le svolte più significative sono state attorno ai diciott’anni con La Repubblica di Platone e Così parlò Zarathustra di Nietzsche; ai ventidue con La tentazione di esistere di Emil Cioran e Racconti di Belzebù a suo nipote di G. I. Gurdjieff; ai ventisei con L’arte di sognare di Carlos Castaneda e Il libro rosso di C. G. Jung, ai trenta con Il cacciatore celeste di Roberto Calasso e Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Che poi sarebbe il momento in cui ti scrivo. Comunque ti tengo aggiornata.