Sono tornata dalle vacanze con l’intenzione di gestire più consapevolmente la mia energia personale, così ho deciso di intervistare un vero studioso in materia. Ho scoperto che con l’esercizio l’energia si può controllare. Come? Mantenendo l’attenzione rivolta al corpo.

Quanti modi conosci per regolare l’energia nel nostro corpo?

Qui c’è da fare una riflessione. Per regolare l’energia c’è soltanto un modo che è anche la regola di base di tutti i percorsi energetici: dove va l’attenzione lì va l’energia. Posto questo, che è il modo normale di funzionare della coscienza, le tecniche possono essere le più svariate. Io ne conosco una quindicina. Per esempio, il Qi Gong, il Pranic Healing, il Quantum Touch, il metodo Yin, il metodo Silva, il lavoro con il corpo astrale e quello con il corpo specchio. Tutti questi metodi sono modalità esterne per far funzionare un principio semplicissimo della coscienza che funziona secondo due attributi. L’attenzione energizza e l’intenzione modifica. Quando hai capito questo, tutti i sistemi per regolare l’energia fanno la stessa cosa, ma con tecniche differenti.

In un tuo libro scrivi che la centratura è la capacità di vivere intensamente qualsiasi evento, positivo o negativo, senza esserne trascinati. Come ci sei arrivato?

Capendo che nulla può renderci eternamente felici, ma a questa consapevolezza ci si può arrivare solo tramite l’esperienza di vita, attraversando quello che accade e tentando una serie di esperimenti con questa idea di fondo. Credendo che c’è qualcosa che prima o poi ti renderà felice, che è anche quello che muove tutti anche nel percorso spirituale. A un certo punto però, e deve essere una conoscenza diretta data da un sentire preciso, capisci/senti chiaramente che non c’è nulla che possa garantirti la felicità eterna. Lì scatta quello che io chiamo il percorso diretto verso la coscienza. Ti rendi conto che l’unica cosa sensata da fare, quella di cui parlano tutti i maestri spirituali, è raggiungere quello stato di equanimità che io chiamo centratura. È la capacità di vivere tutto ciò che accade senza identificarsi, senza farsi trascinare: ci si arriva tramite una disposizione completa ad accettare la vita per quella che è.

Come si concilia il bisogno di stare nel qui e ora con delle professioni che ci impongono di essere costantemente multitasking?

Il fatto di stare nel presente, di essere nell’intensità, non prescinde dal seguire più cose contemporaneamente. La cosa importante è non perdere l’attenzione rivolta all’interno, che è una cosa che va esercitata, va mantenuta in tutto quello che fai, anche quando sei in modalità multitasking. A quel punto la presa di coscienza è: “ok, sono in modalità multitasking, sto seguendo più cose, faccio quello che devo fare con questa attenzione e non perdendomi nulla di quello che mi attraversa”. Stare nell’intensità non è un tentativo di uscire dalla vita, è un diverso atteggiamento con cui tu strutturi e pianifichi. È l’atteggiamento secondo il quale ti dedichi completamente al tuo essere multitasking e non c’è nient’altro. Se riesci a farlo davvero così, con presenza e intensità, quello che fai si veste di un’altra energia e ha tutta un’altra serie di risultati e di impatto sulla realtà.

Andrea Panatta intervistato su Tutto è bello sull'energia

Andrea Panatta

Il metodo Yin che tu proponi per sviluppare l’attenzione è una forma di meditazione?

La meditazione classica lavora su determinati strumenti che hanno a che fare almeno inizialmente con l’uso della mente. Il metodo Yin utilizza la semplice attenzione e il sentire per arrivare agli stessi risultati. Cerca di usare sempre meno la testa e sempre più il corpo e la sensazione. Questo, secondo me, è un modo che ti avvicina molto più alla coscienza, rispetto alla ripetizione di un mantra. Il metodo Yin non è una meditazione, ma può essere usato come meditazione. Se tu confini lo sviluppo dell’attenzione solo a un esercizio di meditazione, il risultato rimane valido solo per quelle due ore che mediti, invece il metodo Yin cerca di portare l’attenzione anche nella vita quotidiana.

Nello stesso seminario proponevi “un metodo originale e gentile per pulire la propria sfocatura”. Puoi spiegare meglio che tipo di pratica sia?

È un esercizio che si chiama “Stare e dissolvere” in cui ti metti a lavorare con l’energia sulle emozioni mentre arrivano, vivendo la vita reale. Questo modo di procedere, col tempo, ha la facoltà di stemperare, sciogliere e rimuovere tutti questi strati di interferenza che vengono dal subconscio. Addirittura con il tempo può portarti anche a coscienza traumi originari e tutta una serie di altre cose. Piuttosto che capire il problema e cercare di risolverlo psicologicamente (cioè con la mente), lavori con l’attenzione e l’intenzione per sciogliere ciò che accade senza reagire nel momento in cui accade.

Tu insegni Qi Gong. Come sei cambiato praticando questa disciplina?

Mi è cambiata tutta la struttura fisica e quella dell’energia. La mia capacità di controllare l’energia è cresciuta a dismisura. Anche quella di intervenire sugli altri e su me stesso. Ho anche riscontrato una stabilizzazione delle capacità sottili perché quando ho cominciato le avevo, ma erano disordinate. Diciamo che il Qi Gong può essere definita un’arte marziale interna. Si occupa dell’uso dell’energia e della coscienza finalizzati all’ottenimento di un certo risultato. Implica sia un certo sforzo fisico sia la forza di volontà. Serve a guarire il corpo fisico, a sviluppare le capacità speciali e la coscienza.

Quando hai iniziato a essere attratto dai temi legati alla crescita interiore?

Sono sempre stato attratto da queste cose. Ho iniziato a 20 anni, studiando Buddhismo Zen e questo fino ai 28 anni è stato più un hobby. Poi ho avuto quello che definisco un grande episodio di espansione di coscienza e ci ho messo anni a capire cosa fosse successo. Da quel momento la mia ricerca è diventata più strutturata, diventando il centro della mia vita. In qualche modo lo spirito mi aveva guidato a quello e non ho più potuto evitare di occuparmi di questi temi. Con gli anni è diventato anche un lavoro.

Ho visto che proponi anche seminari esperienziali con l’obiettivo di contattare la propria voce interiore e gli spiriti guida. Come ti sei avvicinato a Igor Sibaldi e ai suoi “Maestri Invisibili”?

Visto che lo spirito si muove per coincidenze, proprio per una serie di coincidenze mi sono trovato a leggere un suo libro. Io avevo già dei contatti più o meno coscienti con i miei spiriti guida, ma in altre forme. Avevo bisogno di un sistema più strutturato per farlo. Sono stati loro a mettermi in contatto con lui. Un giorno ho avuto la fortuna di pranzare con Igor. Gli ho chiesto di partecipare al suo corso sui Maestri e durante il seminario mi ha detto esplicitamente che avrei dovuto insegnarlo anche io. Mi sono esercitato un po’ prima e ho visto che funzionava molto bene. E quindi l’ho fatto.

La mia “Bibbia” è “Un mondo nuovo” di Eckart Tolle. Anche tu nei hai una?

Adesso il mio testo sacro è “Il processo della presenza” Michael Brown che, per quanto mi riguarda e per quello che ho capito finora. È il libro più completo e più bello scritto su questo argomento. Per molto tempo però è stato il “Potere di adesso” che secondo me è uno dei più grandi capolavori della spiritualità. È estremo, è crudele, ma è meraviglioso.

Ho letto che hai studiato alla Scuola Internazionale di Comics. Lavori anche in questo campo?

Ho sempre avuto la passione del disegno, ma da ragazzino non ho potuto frequentare una scuola d’arte. Quando sono cresciuto e ho avuto più soldi mi sono iscritto. Adesso l’idea è quella di scrivere un romanzo a fumetti su questi argomenti, ma mi sto ancora esercitando nel disegno e nella scrittura delle storie.

Andrea Panatta si occupa da anni di ricerca spirituale, Zhineng Qi Gong, terapie energetiche, sviluppo psichico e Counseling. Insegna il corso di Igor Sibaldi “I Maestri Invisibili” e ha pubblicato tre libri: La via della forza, Istruzioni per maghi erranti e Istruzioni per maghi erranti 2.0.