Non si finisce mai di imparare e l’assertività si acquisisce fin da piccoli, ma io credo però di averla scoperta da adulta. A furia di ritrovarmi invischiata in situazioni spiacevoli ho capito, con tutto il tempo che ci è voluto, che non aveva più senso rimanere in silenzio mentre il resto del mondo parlava chiaro.

Come ho già scritto in altri post, nel libro Il cammino dell’uomo, il filosofo Martin Buber scriveva che ogni singolo uomo è cosa nuova nel mondo e deve portare a compimento la sua natura. Non ha senso, infatti, ripercorrere i passi fatti già da altri: bisogna intraprendere il proprio cammino personale. Dopo tutto, che cosa c’è di più importante nella vita del trovare se stessi e manifestarsi al mondo per quello che siamo? A un certo punto mi sono accorta di essere finalmente capace di esprimermi senza timore– più o meno – del giudizio degli altri. Eccola, l’assertività.

Plasmarsi e rigenerarsi a piacimento

Le persone sono libere e possono scegliere di diventare ciò che vogliono, indipendentemente dalle limitazioni biologiche. Pico della Mirandola espresse questo concetto ne “Il discorso sulla dignità dell’uomo” pubblicato nel 1496:

“Né un determinata posto, né un aspetto tuo peculiare, né alcuna prerogativa tua propria ti diedi, o Adamo, affinché quel posto, quell’aspetto, quelle prerogative che tu stesso avrai desiderato, secondo il tuo volere e la tua libera persuasione tu abbia e possieda. La definita natura degli altri esseri è costretta entro leggi da me stabilite. Tu, non costretto da nessun limitato confine, definirai la tua stessa natura secondo la tua libera volontà, alla cui potestà ti consegnai. Ti ho collocato al centro dell’universo affinché più comodamente, guardandoti attorno, tu veda ciò che esiste in esso. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, affinché tu, quasi libero e sovrano artefice, ti plasmassi e ti scolpissi secondo la forma che preferirai. Potrai degenerare verso gli esseri inferiori, che sono i bruti, potrai, seguendo l’impulso dell’anima tua, rigenerarti nelle cose superiori, cioè in quelle divine”

Plasmare se stessi però non è cosa semplice, non basta leggere un paio di libri self help per uscire dal guscio, ci vuole tempo e non è detto che poi, magicamente, si abbia il coraggio di mostrarsi al mondo. A volte per esempio è difficile essere assertivi perché non si sa cosa mostrare. Del resto, ricordate il leone codardo, uno dei personaggi principali de Il mago di Oz? Ha tirato fuori il coraggio solo quando si è convinto di possederlo, non certo prima, perché non era ancora il momento, anche se i suoi compagni di avventura lo incoraggiavano i mille modi.

L’assertività si pratica

Per vivere in armonia con la parte più vera di sé e in accordo con i propri principi non basta trovare se stessi, ma come afferma Moreno Montanari bisogna esercitarsi. Su Tutto è bello questo concetto si ritrova spesso. Il filosofo Salvatore Natoli, per esempio, sostiene che per praticare la filosofia si debba diventare amministratori della propria potenza, facendo in modo che i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni diventino una cosa sola. Nell’antica Grecia, questa modalità con cui le persone manifestavano se stesse attraverso l’esempio veniva chiamata “parresia” ed era considerata una virtù dell’anima. I greci la praticavano quotidianamente. Si imponevano di essere coraggiosi, perseveranti e volenterosi. Sapevano quando parlare e quando stare zitti, ma quando parlavano, sapevano essere franchi e assertivi. Ovviamente, cercavano soprattutto di essere sinceri con se stessi. Avevano chiaro in mente come vivere la vita: facevano in modo che i loro pensieri diventassero azioni e che le loro azioni diventassero abitudini. Tuttavia, non so se mi definirei una seguace del movimento Radical Honesty a cui ha dato vita lo psicoterapeuta Brad Blanton, che pur conosco poco. Non so se vada esplicitato necessariamente agli altri tutto ciò che passa per la mente per stare bene, o che i chiarimenti siano sempre necessari, ma prometto che mi informerò meglio perché non ne so davvero abbastanza.

Questa è la lezione della filosofia antica: un invito per ogni uomo a trasformare se stesso. La filosofia è conversione, trasformazione della maniera di essere, ricerca di saggezza (Pierre Hadot)

L’assertività può far male

Ho cominciato a chiedermi se amavo quello che facevo, se i miei comportamenti erano in linea con i miei principi e i miei propositi. Ho messo in discussione le idee che avevo su me stessa, le mie certezze, la mia visione del mondo, il mio modo di esprimere l’emotività, ho ragionato sull’educazione che ho ricevuto, sui miei valori, i miei principi morali, le mie idee in merito alla vita e alla morte che regolano, molto spesso in modo inconsapevole, il nostro comportamento quotidiano. E non ho ancora finito. Ho spesso, almeno un po’, “di raccontarmela” e ho iniziato a ricredermi rispetto a certezze rivelatesi infondate (o di gran lunga superate). Una volta chiarificate le miei idee sul mondo e sulla vita, mi sono scoperta più stabile e coerente nelle più banali scelte quotidiane, soprattutto nel mio rapporto con gli altri. La vita è troppo breve per dedicarla a lavorare su progetti in cui non troviamo un significato, né per passare il tempo con persone con cui non c’è affinità. Non c’è sempre bisogno di farlo presente, basta cambiare strada. Mi avranno definito testarda, pazza, sciocca, miope, ingrata o magari insensibile (spesso lo sono stata, è vero), ma in fondo non mi importa. Perché alla fine della giornata, quando metto la testa sul cuscino, quella che deve dormire sonni tranquilli è sempre e solo la mia coscienza e se non le avessi dato retta oggi starei vivendo nella finzione.