È una psicologa del lavoro e una formatrice, ma da tempo Chiara opera anche come eco-tuner. Dopo un percorso in Ecopsicologia Applicata intrapreso con Marcella Danon, oggi promuove la riconnessione delle persone con la natura  in diversi contesti. Come? Unendo la crescita personale alla coscienza ambientale.

Nei tuoi laboratori crei oggetti d’arte usando gli elementi della natura, in perfetto stile “Land Art”. Mi spieghi meglio in cosa consiste questa forma d’arte?
La Land Art nasce negli anni ’60 del secolo scorso con opere ciclopiche realizzate da artisti che intervenivano direttamente nell’ambiente naturale modificandolo. Le prime opere realizzate erano monumentali, sono state fatte negli Stati Uniti, nelle zone desertiche, in spazi aperti. Pensa che i primi Land artist usavano le escavatrici, stiamo parlando di enormi macchinari utilizzati per intervenire sul territorio. Un esempio recente in Italia è stata “The Floating Piers”, l’installazione della passerella galleggiante sul lago d’ Iseo creata dall’artista Christo. Di Land Art mi piace la definizione che ha dato Marcella Danon – fondatrice della Scuola Italiana di Ecopsicologia Ecopsiché: “la Land Art è un’arte per la natura, con la natura e nella natura”, una definizione che può prendere infinite forme e modalità di realizzazione. Se parliamo di arte come espressione creativa dell’essere umano, la Land Art ha tutta la dignità delle opere d’arte di Caravaggio o Frida Khalo, anche se utilizza materiali grezzi presi nella natura. Potrebbe anche sembrare un’arte minore, ma c’è un studio enorme anche dietro questo tipo di opere. La Land Art è fatta sia di opere incredibili con uno studio e una preparazione notevoli che di opere molto più semplici, alla portata di tutti, come quelle che realizziamo nei miei laboratori.

Come il tempo segna il nostro corpo trasformandolo, così l’opera lasciata in natura diventa viva perché non viene sottratta alla dimensione temporale.

Le opere di Land Art sono transitorie. Cosa ci insegna la natura?
Io ti posso dire quello che ha insegnato a me. L’opera di Land Art può continuare a vivere di vita propria nell’ambiente in cui viene realizzata, in questo modo la natura diventa co-creatrice, partecipa come l’artista all’intervento sull’opera, modificandola a sua volta. Come il tempo segna il nostro corpo trasformandolo, così l’opera lasciata in natura diventa viva perché non viene sottratta alla dimensione temporale. Inoltre la Land Art insegna un’altra cosa che personalmente trovo difficilissima: il non attaccamento. Lasciare un’opera che abbiamo realizzato, che ci rappresenta, che è una parte di noi, è spesso faticoso. Per alleviare questo senso di distacco io immagino di allargare i confini del mio “io”, ampliando i confini della mia identità personale. Quando decido di lasciare la mia opera in natura penso: “Non la perdo nel bosco, perché anche io sono quel bosco”. Questo pensiero mi fa stare bene.

Un punto di vista per Arte Sella

©Chiara Repetto

Altri studi dimostrano che pazienti ospedalieri che hanno finestre affacciate sul verde guariscono prima e utilizzano meno antidolorifici.

Da psicologa pensi che stare nella natura faccia bene?
Certo. Sono sempre più numerosi gli studi che confermano l’importanza del contatto con la natura anche sullo sviluppo affettivo e cognitivo dei bambini. È stato dimostrato che quelli che passano del tempo nel verde sono più disposti a imparare, hanno maggiore capacità di attenzione, concentrazione e maggiori competenze sociali. Altri studi dimostrano che pazienti ospedalieri che hanno finestre affacciate sul verde guariscono prima e utilizzano meno antidolorifici. Il rapporto con la natura, con Madre Terra, ha accompagnato da millenni la storia degli esseri umani, ha formato il nostro inconscio ecologico, cioè quella parte ancestrale di noi ricca di archetipi e legata al nostro rapporto originario con la natura. Come possiamo non sentirne la mancanza? L’uomo moderno è fortemente urbanizzato. Certi studi eco-psicologici parlano proprio di “deficit di natura”. Stare negli ambienti naturali ha un effetto positivo a livello fisico e psicologico, è qualcosa che ci riconcilia con una parte profonda di noi donandoci un senso di pace e di completezza.

La natura predispone all’ascolto di sé, crea uno stato mentale diverso da quello ordinario.

È per questo che i tuoi laboratori vengono realizzati in contesti naturali, in aree verdi?
Lo faccio perché la natura predispone all’ascolto di sé, crea uno stato mentale diverso da quello ordinario. Questa maggiore tranquillità ci permette di guardarci dentro con una diversa prospettiva e di creare mettendoci in contatto con parti profonde di noi. Non mi definisco propriamente una Land artist, io sono una eco tuner, conduco dei laboratori di Land Art in cui la creazione artistica diventa un mezzo per esprimere parti di sé.

Possiamo definire “terapeutici” i tuoi laboratori?
Se per “terapeutica” intendiamo una pratica che aumenta il benessere psicologico della persona, direi di sì. Durante i laboratori i partecipanti sono messi nelle condizioni di potersi dedicare del tempo, di fermarsi e di dialogare con se stessi. La creazione artistica è un modo di esprimere a livello concreto, quasi di mettere in scena a livello materico questo processo interiore. Il livello di approfondimento è sempre in mano alla persona, quindi non c’è il rischio che si tocchino tasti che non sia pronta ad affrontare. Alla fine, i partecipanti e le partecipanti hanno sempre riferito di aver tratto giovamento da queste pratiche.

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©Chiara Repetto

Come sono strutturati?
Come ci insegna l’Ecopsicologia, si lavora sempre su tre livelli di relazione: quello con se stessi, con gli altri esseri – umani e non umani- e con l’ambiente. Entriamo in natura cercando di utilizzare tutti i sensi, stando attenti ai rumori, ai profumi e cogliendone ogni messaggio, in silenzio. Do spunti sempre diversi per riflettere su delle parti di sé sotto forma di attività di scrittura biografica in cui ci si prende il tempo e lo spazio che si desidera. Una volta che sono state contattate le parti che verranno rappresentate in forma di creazione artistica, si procede con la meditazione camminata e la raccolta consapevole di foglie, rami, sassi, fiori. Chiediamo che tutto questo sia fatto solo con un’accortezza, se si sceglie di cogliere un fiore o una foglia ancora attaccati alla pianta onoriamo l’elemento naturale: chiediamogli il permesso e ringraziamolo. Segue il momento della creazione vera e propria, in cui metto a disposizione anche dei materiali biodegradabili come carta, raffia, spaghi e colori. Il laboratorio termina con una condivisione finale. I partecipanti e le partecipanti scelgono se portare via le loro opere o se lasciarle in natura, in un posto individuato da ognuno come speciale.

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@Chiara Repetto

Al termine è prevista una restituzione di tipo psicologico?
No, nell’Ecopsicologia si tende a non dare interpretazioni, a lasciare ogni persona libera di cogliere ciò che vuole. Lo spazio per la condivisione dell’esperienza con il gruppo c’è ed è un momento fondamentale del percorso, ma si invita a non interpretare e ad astenersi dai giudizi positivi o negativi, anche di tipo estetico. Penso che i partecipanti abbiano tutti gli strumenti per cogliere i segnali che magari si riveleranno più in là nel tempo e che ognuno sia l’esperto di se stesso.

Promuovo la sospensione dell’ansia da prestazione, chiedo di provare piacere mentre si crea, chiedo di lasciarsi prendere dal contatto con la materia lasciando che non sia la mente a prevalere, ma la nostra parte istintiva.

Ai tuoi laboratori possono partecipare tutti o servono delle competenze particolari?
Possono partecipare tutti perché lo spirito è giocoso. Non è né una una seduta di psicanalisi né un esame all’Accademia di Brera. Promuovo la sospensione dell’ansia da prestazione, chiedo di provare piacere mentre si crea, chiedo di lasciarsi prendere dal contatto con la materia lasciando che non sia la mente a prevalere, ma la nostra parte istintiva. Pensiamo all’emisfero destro e a quello sinistro. Lasciamo che prevalga l’emisfero destro, quello creativo, quello metaforico, quello che viene considerato a livello archetipo più femminile, recuperando lo spirito giocoso dei bambini.

Se qualche lettore volesse provare può contattarti?
Realizzo periodicamente laboratori di Land Art. Chi fosse interessato può scrivermi qui.