La Presidente di Giacimenti Urbani tira le somme dopo tre anni di vita dell’associazione che promuove attivamente l’economia circolare, la riduzione degli sprechi e la prevenzione dei rifiuti con una lunga serie di iniziative e tanti consigli utili. Per diffondere tra i cittadini uno stile di vita “amico dell’ambiente” sostiene i Restart Party, eventi pubblici dove si imparano ad aggiustare i piccoli elettrodomestici di casa, ma anche incontri come Cambio D’Abito, dove una sarta insegnacon i suoi consigli a dare nuova vita ai guardaroba. Dovrebbero organizzarne in ogni Comune d’Italia, non trovate?

L’associazione che tu presiedi ha come scopo lo sviluppo del Circuito delle attività virtuose, ma anche la promozione del vivere sostenibile. Quali sono le azioni quotidiane che possiamo mettere in atto nelle nostre case e che perseguono quest’ultimo obiettivo?Partirei dal momento dell’acquisto, ogni volta che acquistiamo qualcosa chiediamoci se ci serve davvero, proviamo a far mente locale sull’iter di quello che acquistiamo. Un aglio che arriva dall’Italia, anche se costa qualcosa in più, va preferito ad uno che arriva dal Sud America, anche se costa un po’ di meno. Un oggetto con packaging ridotto all’essenziale è di per sé più interessante di un altro che è più imballaggio che altro. Un detersivo ricaricabile se il fornitore è comodo ci aiuta a ridurre gli imballaggi. Se ci soffermiamo a pensare possiamo cogliere i piccoli sforzi in più fatti dai produttori in favore della sostenibilità e a quel punto aiutarli. Un esempio? Le istruzioni scritte sul contenitore anziché su un foglio a parte sono un modo per ridurre il consumo di carta.

Da tempo promuovete a Milano i Restart Party, degli eventi organizzati da Spazio Yattain cui i volontari di Restarter Milano sotto la guida di PcOfficina insegnano ai presenti ad aggiustare piccoli elettrodomestici. Perché è importante incentivare il recupero di questi oggetti?
L’obiettivo è molteplice: da un lato riportare in auge la capacità/possibilità di aggiustare ridona valore alla qualità dei materiali e degli oggetti e allo sforzo fatto per realizzarli, contrastando la cultura dell’usa e getta e dell’obsolescenza programmata, dall’altro, proprio per questo, fa capire che le cose di valore devono essere pagate il giusto prezzo perché possono durare a lungo grazie alla loro qualità. Last but not least il prolungare la vita degli oggetti è un modo per ridurre i rifiuti.

I Restart Party nascono a Londra. Esiste una rete internazionale che collega tutte queste iniziative sparse per il mondo?
Sì, esistono due reti internazionali, quella dei Restart-party, ideata da Ugo Vallauri del Restart Project di Londra, che prevede eventi organizzati all’interno di biblioteche, centri sociali e spazi autogestiti, durante i quali dei tecnici volontari offrono riparazioni gratuite e i Repair Café, un’esperienza nata nel 2009 in Olanda, ad Amsterdam, da un’idea della giornalista Martine Postma. E che oggi conta quasi 1000 sedi sparse per il mondo, dall’Europa all’America, che attualmente conta anche alcuni esempi italiani, come Aggiustotutto, il primo Repair Café romano.

La prima edizione dell’evento Giacimenti Urbani si è svolta nel novembre 2014. Quella del 2016, la 4°, si è conclusa da mesi: che somme tira l’associazione dopo tre anni di lavoro?
Siamo nati nel giugno 2014 e dopo sei giorni ci siamo ritrovati a far parte di Milano Recycling City, convegno internazionale sulle best-practices in tema di rifiuti, dei pulcini in mezzo ai giganti del riciclo. Diciamo che è stata una bella partenza, preludio del fatto che l’idea centrale del nostro progetto, la riduzione degli sprechi e l’economia circolare piaceva e arrivava nel momento giusto. Da allora sono accadute molte cose, siamo diventati un punto di riferimento per la città di Milano, ma non solo, per tutto quanto riguarda scarti, rifiuti, giacenze, riparazioni e simili. Ogni volta che si parla di temi legati alle famose R (Rivalutare, Ricontestualizzare, Ristrutturare, Rilocalizzare, Ridistribuire, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare) con buona probabilità ci siamo anche noi. Non solo a Milano, grazie all’impegno di Triciclo, uno dei soggetti più interessanti in Italia in tema di centri di riuso collegati alle municipalizzate, stiamo per accogliere un gruppo di soci torinesi facenti parte del cosiddetto Tavolo del Riuso, voluto da Fondazione San Paolo per aggregare i soggetti locali che si occupano di questi temi, con l’intento di farne un soggetto forte e coeso. Tra i motivi di soddisfazione c’è La piazza di Giacimenti Urbani, un’area omogenea dedicata all’economia circolare che organizziamo ogni anno per Fa’ la cosa giusta con i nostri soci.

Avete pubblicato una mappa di Milano dove sono segnate le attività di riciclo, riuso e riparazione portate avanti dai vostri 175 soci. Quali sono gli ostacoli che avete riscontrato alla diffusione capillare del progetto nel capoluogo lombardo?
Le attività segnalate sono quelle che fanno prevenzione dei rifiuti (ecodesign e refill), quelle che riparano, quelle che fanno riuso tout court o riuso creativo, ma anche riciclo e raccolta dei materiali. I soggetti più difficili da coinvolgere sono quelli che fanno attività tradizionali, non è facile far capire a chi, per esempio, è specializzato nella riparazione di cerniere lampo o nella vendita dell’usato che vale la pena sottolineare anche il valore sociale e ambientale di quello che fanno, perché sono presidi sul territorio che contrastano l’usa e getta.

Su ispirazione del negozio Passamano di Bolzano, l’anno scorso avreste dovuto aprire uno Spazio TuttoGratis sotto il passante ferroviario Porta Vittoria a Milano. Ci sono stati degli intoppi burocratici e il progetto è tuttora fermo. Può darci qualche aggiornamento sulla situazione?
Dopo quasi due anni dalla prima sperimentazione milanese che ha suscitato l’interesse di diversi assessorati milanesi, l’entusiasmo dei cittadini e un’ipotesi di apertura imminente al Passante Ferroviario di P.ta Vittoria, presto svanita, lo Spazio TuttoGratis è ancora in attesa di avere una sede stabile, nel frattempo gira per la città con eventi temporanei ( il prossimo si terrà il 21-22 gennaio presso L’altro spazio di via Modica 9 ) itineranti.

In questo negozio tutto ciò che verrà esposto sarà gratis. Come funzionerà lo spazio?
E’ un luogo gestito da volontari dove si dona ciò che non serve più, purché in buono stato – dagli abiti, ai giocattoli fino a piccoli mobili e molto altro -, e si prende quel che si vuole fino a 5 pezzi, senza che le due azioni siano necessariamente correlate.

Tra i progetti che avete lanciato c’è anche “Quartieri Ricicloni” che tu definisci in un articolo su Il Fatto Quotidiano “un esempio straordinario di economia circolare”. Di cosa si tratta?
Il progetto si è concluso, la premiazione si è svolta il 24 gennaio all’Urban Centre. Quello che abbiamo fatto è stato rilevare nelle diverse zone dei soggetti attivi sul fronte della riduzione degli sprechi, cercando di porre in evidenza anche piccole azioni quotidiane, proprio per valorizzare chi si impegna fuori dalle luci della ribalta per credo personale.

Nella zona in cui abito è frequente trovare sui marciapiedi rifiuti ingombranti come divani, televisioni a tubo catodico o macerie da ristrutturazioni. Probabilmente sono tanti i cittadini che non sanno di poter usufruire gratuitamente del ritiro degli ingombranti. Tu hai qualche idea sul come raggiungerli (per esempio lanciando una campagna di comunicazione fatta ad hoc)?
So che Amsa ha preparato dei volantini multilingue sulla corretta raccolta differenziata, noi, dal canto nostro, durante Quartieri Ricicloni abbiamo tenuto degli incontri nelle diverse zone interessate (via Sarpi, via Padova, zona Molise-Calvairate), si potrebbe pensare di replicarli in zona Padova.

Nel documentario Cowspiracy viene denunciato il silenzio che la maggior parte delle associazioni ambientaliste mantiene nei confronti dell’industria della carne responsabile della maggior parte delle emissioni di anidride carbonica del pianeta. La pellicola ha suscitato numerose polemiche e gli autori sono stati minacciati di morte. Perché è così difficile toccare quest’argomento?
Non è un argomento che conosco così bene, ma credo che il tema, assolutamente condivisibile, tocchi una questione cruciale di fondo, non solo legata agli interessi delle multinazionali della carne. Nel mondo attuale gli animali da “macello” riescono ad avere “uno spazio/ruolo” perché danno un ritorno economico. In caso non lo avessero, in un mondo perlopiù parcellizzato qual è quello attuale, bisogna ritrovare un nuovo equilibrio tra Terra, uomo e animali; la cosa non è così facile, anche se in cuor mio è l’unica strada possibile.

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