Lo afferma una shiatsuka che esercita da oltre quindici anni e che ha sperimentato su di sé e su centinaia di clienti alcune tecniche orientali millenarie.

Mi sento di voler sintetizzare la nostra bella chiaccherata con questo concetto permeato da grande saggezza e da altrettanto pragmatismo: puoi andare dal migliore terapeuta, dal miglior medico, dal miglior maestro del mondo, ma se non cambi stile di vita aprendoti a nuovi schemi mentali, non ti muoverai di un passo.

Come in molti altri campi, amo le sperimentazioni e la multidisciplinarietà, quindi l’ho adorata da subito, lei e i suoi trattamenti che integrano lo shiatsu con la tecnica cranio-sacrale, il Do-In e la riflessologia plantare. Doriana è anche la mia insegnante di Pilates e sono certa che questa intervista dedicata alla rieducazione del corpo e alla sua capacità di autoguarigione potrà esservi utile per ragionare su quanto il cambiamento e la crescita interiore siano intrinsecamente legati alle abitudini quotidiane.

Sei una shiatsuka, ma proponi dei trattamenti che definisci “integrati”. Cosa sono?

Premetto che il mio primo amore è stato proprio lo shiatsu. Quando lo studiavo dicevo: “è uno strumento meraviglioso”, poi però negli anni ho imparato anche la tecnica cranio-sacrale che arriva dall’osteopatia, è molto delicata, ma efficace e profonda. Utilizzo anche la riflessologia plantare che tutti conosciamo, io propongo la sua versione cinese che sia chiama On-Zon-Su. Negli anni in cui ho utilizzato insieme queste tecniche, ho riscontrato quanto i risultati fossero più efficaci. Usarle insieme mi fa sentire più creativa, mi fa divertire, cosa che per me è fondamentale visto che lavoro da oltre 15 anni. Inoltre la conoscenza di diverse tecniche mi consente di essere più specifica a seconda dei casi. Usando differenti tecniche posso creare una sorta di vestito su misura per quella persona a seconda del momento. Se qualcuno, per esempio, ha dei particolari dolori ai piedi posso utilizzare di più la riflessologia, non dimenticando però che queste parti del corpo, nella medicina cinese, sono il legame con la forza della terra, con la completezza, con l’immediatezza.

Quali sono i benefici che traggono le persone da questi trattamenti?

Una frase classica che mi sento dire è che si sentono a pezzi per varie ragioni. Hanno mal di schiena, problemi con il capo a lavoro, non vanno d’accordo con i figli, hanno la gastrite.. Insomma, tutte problematiche comuni alle persone. Diciamo che quello che succede dopo un trattamento è una sensazione di riunificazione con se stessi, di integrazione delle parti e quando ci sentiamo uniti cosa succede? Che ci sentiamo immediatamente più forti sia a livello fisico che mentale, quindi riacquistiamo una maggior chiarezza. Questo benessere generale e profondo ci porta a un riequilibrio energetico che si ripercuote sul corpo (quindi sui vari dolori alla cervicale o problematiche del mestruo) sia sul versante emotivo psicologico (come l’asma o le difficoltà relazionali).

Il trattamento risveglia la capacità di autoguarigione che è una facoltà che tutti abbiamo e che ci sostiene nei momenti di difficoltà, però credo che a questa facoltà bisogna sapersi aprire.

Queste pratiche si basano (anche) sull’ascolto del corpo dell’altro. Come si è affinata la tua percezione nel tempo?

Pratico da quindici anni. Come immaginerai l’esperienza aiuta, un conto è imparare sui libri, un conto imparare sul campo; puoi paragonare i risultati, da caso a caso, però devo dire che fin da bambina sono sempre stata molto sensibile ed empatica, la gente mi è sempre piaciuta e ho sempre avuto una certa sensibilità all’ascolto. Diciamo che anche grazie al lavoro interiore e alla meditazione – che pratico ancora – ho imparato a fare spazio dentro di me. Ho lasciato andare alcune cose e questo mi ha permesso di accogliere sempre più l’altro, sono diventata sempre più intuitiva e soprattutto con la meditazione ho imparato a fare silenzio, la mente pian piano si è pacificata e in quello spazio ho potuto davvero ascoltare me stessa (e questo è giù un buon risultato) e successivamente l’altro.

Ci sono stati tre casi eclatanti nella tua carriera in cui hai costatato più del solito l’efficacia di un ciclo di trattamenti sul paziente?

Mi ricordo di una ragazza che aveva vent’anni e che soffriva tantissimo per il ciclo mestruale. Abbiamo lavorato insieme per circa quattro-cinque mesi con un trattamento fissato una volta alla settimana, le ho anche suggerito alcuni esercizi di streaching, di respirazione e le ho dato alcuni suggerimenti alimentari, senza troppa rigidità, facendo delle prove. Dopo questo periodo non ha più avuto né irregolarità mestruali né dolori, se non in casi eccezionali. C’è stato un cliente che mi ha dato particolare soddisfazione perché quando era venuto la prima volta stava così male che voleva cambiare lavoro. Faceva il decoratore e soffriva tantissimo alle gambe e ai piedi. Viveva con gli antidolorifici. Per i primi mesi ci siamo visti in modo piuttosto intensivo, poi abbiamo diradato gli incontri. Alla fine ha buttato le medicine. È una di quelle persone di cui mi ricordo perché è stato come se fossi riuscita a rieducarlo. Poi mi ricordo di una donna manager in carriera, con delle grosse responsabilità lavorative e che viveva dei grossi conflitti a lavoro con i colleghi maschi, tutti suoi sottoposti. È arrivata da me molto stressata, con attacchi d’asma e con lei è stato tutto piuttosto rapido, ci siamo viste per due-tre mesi, ma due volte alla settimana. Abbiamo lavorato piuttosto intensamente e devo dire non solo che non ha mai dovuto prendere degli ansiolitici durante il periodo in cui ci siamo viste, ma anche che la relazione con i suoi colleghi si era distesa.

Una cosa che voglio dire è che quando cambi le abitudini interrompi degli schemi mentali, ti prendi cura di te, smetti di essere pigro e di vivere meccanicamente. Nel momento in cui cambiamo qualcosa nelle nostre abitudini iniziamo a essere presenti a noi stessi, consapevoli.

Questa donna aveva intrapreso anche un percorso parallelo, magari di tipo psicologico?

Questo è quello che le avevo consigliato anche io, dato che non mi voglio assolutamente sostituire a medici, a psicoterapeuti o altro. In quella crisi particolare il lavoro sul corpo l’aveva riportata a sé, dopodiché aveva iniziato una terapia verbale continuando a venire da me molto più sporadicamente. Diciamo che dopo quella crisi per cui era venuta da me aveva sentito di rientrare nel corpo, era riuscita a spegnere quella testa che andava a mille.

Affermi di credere nella responsabilità personale e nella facoltà di autoguarigione dei tuoi clienti, mi puoi spiegare cosa intendi?

Il trattamento risveglia la capacità di autoguarigione che è una facoltà che tutti abbiamo e che ci sostiene nei momenti di difficoltà, però credo che a questa facoltà bisogna sapersi aprire. L’operatore può essere il migliore al mondo, ma da solo non fa proprio nulla; bisogna aprirsi al cambiamento trasformando le cattive abitudini, siano esse posturali, mentali o di stile di vita. Se qualcuno viene da me e mi dice: “soffro d’asma, prendo il Ventolin e il cortisone”, io rispondo “ok, proviamo a lavorarci”. Tieni conto che molto spesso l’asma è associata anche all’ansia, per esempio nella medicina cinese i polmoni sono legati alla relazione con l’esterno quindi si possono avere ripercussioni anche su patologie specifiche. Lavorando sul rilassamento la situazione può migliorare, ma se mi dici “soffro d’asma, prendo il Ventolin e fumo 30 sigarette al giorno, non faccio mai attività fisica e non sto mai all’aria aperta”, ecco quello per me non è prendersi cura di sé, non prendersi la responsabilità. Il mio compito è quello di dare il meglio, ma il compito di chi riceve il trattamento è aprirsi al cambiamento e amarsi.

Quando stai di più nel corpo hai maggior coscienza di te, senti di più come stai, se stai bene, se sei presente, quindi sei più stabile e sicura.

In passato ti sei formata anche in macrobiotica. Cosa ti è rimasto dello studio sull’alimentazione e, in generale, di quella filosofia?

Anche le abitudini alimentari possono essere dannose o comunque non corrette; io ho seguito la dieta macrobiotica per tre-quattro anni perché mi sono diplomata in Svizzera alla scuola dell’istituto internazionale (IMI) di Kiental in shiatsu e macrobiotica. Anche per me non è stato facile cambiare abitudini, ma i risultati sono stati sorprendenti. Soffrivo di tutta una serie di piccoli disturbi e la dieta mi ha guarito. Una cosa che voglio dire è che quando cambi le abitudini interrompi degli schemi mentali, ti prendi cura di te, smetti di essere pigro e di vivere meccanicamente. Nel momento in cui cambiamo qualcosa nelle nostre abitudini iniziamo a essere presenti a noi stessi, consapevoli. Anche cambiare alimentazione può servire a interrompere certi automatismi. Ci apre a nuovi gusti, ci fa sperimentare, ci fa fare delle piacevoli scoperte. Io, per esempio, quando ho assaggiato le alghe ho detto: “ma io le voglio mangiare tutta la vita”! Non lo avrei mai pensato prima e tra l’altro questo alimento fa benissimo ai reni.. Quindi aiuta il Qi cioè la forza vitale nella medicina cinese.

Poi che cosa è cambiato?

A un certo punto della dieta mi ero irrigidita, mangiavo solo certi alimenti. Oggi ho imparato a integrare alcuni cibi macrobiotici solo nei momenti in cui sento di averne bisogno o per piacere, ma senza troppe rinunce, perché il cibo è un piacere. Quello che ho scoperto in questi anni è che la relazione tra cibo e salute psicofisica è fondamentale. È vero quello che si dice “siamo quello che mangiamo”, io l’ho proprio sperimentato quindi, quando posso, do piccoli suggerimenti. Premetto che non sono una consulente alimentare, non voglio fare confusione, ma ho studiato macrobiotica e do dei consigli perché li ho sperimentati su di me, per condividere delle esperienze. Oggi tendenzialmente sono vegetariana, mangio pochissimi latticini anche se mi piacciono (ma mi mandano in tilt lo stomaco) e il pesce (ma non i crostacei perché non li digerisco bene avendone abusato in passato). Mi concedo una volta alla settimana del formaggio di capra che è più leggero, devo dire che mi piace, quindi sono fortunata. Adesso seguo un’alimentazione senza glutine perché mi si gonfiava la pancia, ma non sono celiaca. Ho fatto degli esami sul DNA e ho scoperto di essere un po’ intollerante. Devo dire che da quando lo evito la mia pancia è piatta. Sto meglio, ho meno mal di testa, il mio intestino è più regolare. Anche qui, ci vuole concretezza. Impariamo a sperimentare per capire cosa ci fa bene davvero.

Tu hai insegnato anche il Do-In, una tecnica orientale che tende a equilibrare corpo, mente e spirito. In cosa consiste?

È una tecnica orientale antichissima, dal Do-In si sono sviluppate tutte le altre tecniche, si sa che gli orientali la sanno veramente lunga. Diciamo che è la mamma dello shiatsu e di tutte le discipline orientali. La cosa interessante del Do-In è che sono esercizi molto semplici, efficaci e divertenti che tutti possono fare e che immediatamente danno risultati. Per esempio ci sono delle tecniche di respirazione che ti calmano oppure che ti rinvigoriscono. A volte dico ai miei clienti: “Se sei stanco, sei in ufficio e stai lavorando da tante ore, puoi andare in bagno e fare questa cosa”. Poi tornano e mi dicono: “Sai che ha funzionato?”. Oppure c’è un esercizio che si chiama “Go-Ma o distruzione dei cattivi pensieri” che è fantastico. Dico “quando arrivano i pensieri negativi, esercitati così”, è come richiamare un archetipo, quello del samurai con la spada.

Molto spesso quando accadono delle cose, le persone dicono “mi sento sfigato”, invece io dico “non sentirti che ti è arrivata la sfiga, senti che ti è arrivata la sfida, una sfida a crescere e a cambiare”.

Lavori come shiatsuka da quindici anni, ma hai familiarità con l’attività fisica fin da giovanissima. Hai praticato ginnastica ritmica, artistica, yoga e da adolescente hai seguito un corso di mimo. Oggi insegni pilates. Come è cambiato nel tempo il rapporto con il tuo corpo?

Lavorando su di me, ho scoperto di essere una persona molto mentale; un po’ come tutti direi, almeno noi occidentali abbiamo un rapporto un po’ difficile con il corpo, o andiamo in palestra per farci crescere i muscoli o ci togliamo le rughe. Sentire il piacere della forza del corpo, il piacere nel rieducarlo è qualcosa che finalmente si sta diffondendo anche qui. Per quanto mi riguarda mi sono resa conto che lavorando sul corpo potevo imparare a essere più centrata. Quando stai di più nel corpo hai maggior coscienza di te, senti di più come stai, se stai bene, se sei presente, quindi sei più stabile e sicura. Ti senti più integra, tra l’altro la connessione tra corpo, mente e spirito da un po’ di anni per me è chiarissima, infatti se sono un po’ ansiosa il mio corpo continua a tirare, mi viene male alla schiena e i miei piedi non sono più collegati alla  terra. Allora torno nel corpo, respiro e uso alcune tecniche per radicarmi. Senza dimenticare il piacere di usarlo, perché più lo usi più si affinano alcune sensibilità. Sei più forte, ma anche più sensibile. Anche il piacere è diverso, quindi è un’interessante scoperta.

Mi dici tre libri che hai letto e che ti hanno cambiato la vita?

“Libro arancione” di Osho che mi ha spalancato le porte della meditazione e parla di tutte le tecniche meditative che ho immediatamente provato. Grazie a questo libro ho iniziato a cambiare una serie di atteggiamenti dentro e fuori, ho cominciato a divertirmi, la maggior parte delle meditazioni di Osho infatti sono dinamiche, devi usare il corpo. Poi “Il profeta” di Gibran che per me è una piccola Bibbia, ogni tanto lo riprendo e lo leggo prima di dormire, lo apro un po’ a caso. Ci sono due poesie che mi colpiscono sempre, quella sul matrimonio e quella sui figli. Mi ha dato una visione della vita interessante. L’ultimo libro è quello che mi ha definitivamente portato a interessarmi al lavoro interiore, quello spirituale: “Il sentiero del risveglio interiore” di Eva Pierrakos che io suggerisco a chiunque si voglia interessare alla ricerca spirituale, ci sono dei punti davvero chiarificanti.

La tua passione per la ricerca interiore ti ha portato a crescere nel tempo sia umanamente che nella professione. Hai qualche nuovo progetto in mente?

Sto pensando di ricominciare a condurre dei laboratori pratico-teorici di conoscenza di sé. Li ho già tenuti in passato, poi ho smesso perché mi piace anche prendermi del tempo, porre dello spazio tra un’iniziativa e quella successiva, per tornare a me, per integrare alcune cose. Per esempio da poco insegno Pilates, ho voluto imparare una nuova tecnica di movimento intelligente (il pilates si chiama anche così). In questi nuovi incontri inserirò anche degli esercizi che trovo eccezionali per sentire il corpo, per sentire quella che nel pilates viene chiamata la “power house”, cioè tutta la parte dell’addome che, guarda caso, nella medicina cinese, viene chiamata Hara. Noi siamo lì. Il nostro centro è nella nostra pancia, lì c’è tutto, si può fare una diagnosi energetica. Joseph Pilates la sapeva lunga. Questi incontri saranno degli spazi per prendersi quel potere di cui parlavo prima. Molto spesso quando accadono delle cose, le persone dicono “mi sento sfigato”, invece io dico “non sentirti che ti è arrivata la sfiga, senti che ti è arrivata la sfida, una sfida a crescere e a cambiare”. Saranno incontri dove troveranno spazio sia il movimento che la riflessione. Io sarò la facilitatrice.

Doriana riceve a La Valle di Ren e insegna Pilates presso l’Associazione Culturale Penelope.

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