A che cosa serve il Tantra? A migliorare il rapporto con il partner, ma anche e soprattutto a conoscere meglio se stessi, affrontando paure ataviche e riprendendo il contatto con il proprio centro energetico. Ne ho parlato con Gabriele Andreoli che il Tantra, udite udite, lo insegna.

Tu affermi che oggi il Tantra (detto altrimenti “yoga del sesso”) può liberarci dai condizionamenti culturali, esattamente come lo yoga “tradizionale” servì negli anni ‘70 a sviluppare una nuova consapevolezza. Me lo spieghi meglio?

Non c’è processo di realizzazione personale che non passi da un confronto diretto con la sessualità. Sarebbe impensabile, perché quella è l’origine di ciò che siamo sia a livello energetico, sia cognitivo, sia biologico. Questo è vero sempre, non solo oggi. Ma oggi viviamo – almeno in Occidente e grazie all’interconnessione globale – una libertà esplorativa senza precedenti nella storia. Possiamo fare ciò che vogliamo, purché non rechi danno ad altri e nessuno può mandarci al rogo o in esilio. Dobbiamo solo rendercene conto, scrollarci di dosso i mostri del passato e prendere pieno possesso delle nostre vite.

Quindi il Tantra è rivoluzionario…

Il Tantra lo è sempre stato e non solo in questa era. In un certo senso la parola “Tantra” sta proprio per “eterodosso”, cioè un metodo, una terapia, un sistema di realizzazione personale che non rientra nell’ortodossia. Può essere anche una disciplina, ma che si prende la libertà di servirsi di qualunque strumento. Il Tantra è un soggetto molto vasto, interpretato in maniera diversa da tanti insegnanti. La psicoterapia invece è un sistema ortodosso, una serie di regole stabiliscono quello che il terapeuta può o non può fare. Per esempio,tra il terapeuta e l’allievo non sono previsti né la nudità né il contatto fisico (nella bioenergetica e nel Tantra invece sì).

Che obiettivi ti poni insegnandolo?

Quello che lega i diversi approcci al Tantra è il lavoro sull’energia sessuale, finalizzato al risveglio dell’energia orgasmica, perché si ritiene che l’esperienza stessa del piacere a cui è legata sia il centro del nostro essere. Quello a cui inconsciamente tendiamo a ritornare.

Che ostacoli possiamo trovare intraprendendo questo cammino?

Troviamo tutte quelle strutture mentali che vanno a costituire il nostro ego, cioè la nostra personalità esterna che manifestiamo pubblicamente al mondo. Andiamo ad abbattere tutte quelle strutture che normalmente si pongono tra noi e quell’esperienza. È per questo che possiamo definire il Tantra anche come un processo di decostruzione dell’identità personale.

Decostruendola ottieniamo, citando un tuo video, la “liberazione della sorgente creativa presente in ogni individuo”?

Sì, attraverso delle pratiche che lavorano su due polarità: quella dell’acquisizione del controllo (perché dobbiamo diventare consapevoli del nostro corpo, delle nostre emozioni, di come funzioniamo e poi imparare a controllarci). L’altra polarità invece è la liberazione totale dal controllo, quindi lavorando su questi due concetti opposti si arriva a risvegliare la creatività. Questo è sempre un processo “che toglie”, infatti la creatività non è qualcosa che dobbiamo costruire, ma è un principio innato che – nel momento in cui non lo riusciamo a mettere in pratica – è sempre bloccato da qualcosa.

Per esempio da cosa?

Normalmente da qualche forma di vergogna, di inibizione che abbiamo nel manifestare noi stessi in qualunque forma creativa. Abbiamo paura di offendere qualcuno o di non piacere.

Vergogna, paura di non piacere… Mi fai degli altri esempi di difficoltà personali che hai potuto osservare nei tuoi allievi?

Vergogna e paura di non piacere sono già temi importanti perché solamente nel momento in cui ci spogliamo ci confrontiamo con il nostro corpo, con l’immagine mentale che abbiamo di noi, con quella che riteniamo sia la percezione degli altri.

Paure legate al proprio fisico?

Sia per l’uomo, sia per la donna emergono una serie di paure legate alla pancia, al sedere, al pene piccolo, al seno che cade. Sono paure che copriamo quotidianamente con il nostro abbigliamento, ma nel momento in cui veniamo invitati a rimuovere questi filtri, esse vengono fuori e si manifestano. Ecco, quella è la possibilità che si ha per superarle. Se non ci mettiamo in quella condizione rimarremo sempre con i nostri filtri. Poi può emergere anche la possessività, perché nel momento in cui le persone frequentano un corso in coppia non c’è solo il loro corpo in ballo, ma anche quello del compagno. Inoltre, può emergere la paura del rifiuto.

Quindi nei tuoi workshop le coppie lavorano con altre coppie?

Si può scegliere di farlo oppure no, ma anche in questa scelta l’elemento della possessività è centrale. Anche in questo caso si manifesta una paura legata all’ego: valgo qualcosa anche se il mio partner fa un massaggio a un’altra persona?

I corsi di Tantra si praticano nudi?

Non necessariamente, dipende dagli esercizi. La maggior parte del tempo si sta vestiti.

Tu insegni anche Naked Yoga (naked=nudo ndr). Che differenza c’è tra questa disciplina e il Tantra?

In origine Yoga, Naked Yoga e Tantra erano la stessa cosa. L’Hatha yoga, le posizioni, l’Ashtanga, la respirazione, in origine sono state studiati per risvegliare l’energia sessuale.

Se lo yoga è nato per risvegliare l’energia sessuale, perché generalmente si pratica yoga per rilassarsi?

Perché il rilassamento è una parte essenziale di questo processo. Lavoriamo sugli opposti, non a caso il Tao (yin e yang) non è che una derivazione dei principi tantrici. È l’evoluzione del Tantra nella cultura cinese. Lavoriamo sugli opposti come controllo/abbandono ed eccitazione/rilassamento. Lo yoga si basa su questi principi. Per canalizzare l’energia sessuale non basta che io la ecciti perché, se tutto il resto del sistema è contratto, non ci sarà nessun luogo in cui può andare. Quindi io devo rilassare profondamente, aprire i canali e nel momento in cui io mi rilasso il sistema nervoso si apre.

Di che canali parli?

Si chiamano Nadi, sono canali energetici che coincidono – in maniera semplificata – con il sistema nervoso: se la muscolatura intorno a un ramo energetico principale è molto rilassata noi possiamo percepire la presenza e l’energia che scorre attraverso quel ramo nervoso. Parlo specialmente del nervo vago e dei principali nervi spinali.

I Chakra, invece, cosa sono?

Dal punto di vista anatomico sono elementi comuni allo yoga e al Tantra, la radice è la stessa. I Chakra sono dei plessi neurali, cioè dei punti in cui fisicamente c’è una maggiore concentrazione di terminazioni nervose per questioni puramente funzionali, sono punti vicini a organi o a gruppi di organi fondamentali per la sopravvivenza, quindi è molto più facile riconoscere e sentire l’energia biologica all’interno di questi punti. I Chakra principali sono lungo la colonna vertebrale: immaginatela come una lunga rete ferroviaria con alcune grosse stazioni.

È necessario praticare il Tantra a lungo, con costanza, oppure anche un solo seminario può servire a sbloccare certi nodi?

Il seminario può essere sicuramente un’esperienza interessante, ma è necessario praticare a lungo, soprattutto su di sé, per avere dei risultati.

Durante gli incontri di Tantra si fa sesso con gli altri partecipanti?

Ci sono diversi approcci, ogni insegnante propone il suo. Nei miei workshop accessibili a tutti non si fa sesso durante le attività, non ci sono esercizi che prevedono rapporti completi, però sicuramente c’è molto contatto fisico. Negli incontri avanzati, accessibili sono a chi ha già frequentato degli incontri precedenti, è possibile che si faccia.

Ti sei laureato in filosofia con una tesi sulla cultura indiana. Riesci a sintetizzare quali siano le origini del Tantra e quali le sue relazioni con lo yoga?

Il Tantra e lo yoga hanno un’origine comune antichissima e pre-vedica. La cultura indiana come oggi la conosciamo è vedica, cioè basata a livello religioso e sociale sui testi (i Veda) che rappresentano l’ortodossia religiosa. Questi testi sono stati portati in India da una popolazione chiamata Arii vedici (da cui deriva anche il termine “ariano”) che distrussero una cultura originaria (di cui esistono pochissimi reperti archeologici) dove vediamo delle persone in posizione di yoga e, da alcuni simboli, abbiamo la prova che si tratti proprio di uno yoga tantrico. Abbiamo la prova che lo yoga e il Tantra siano stati sviluppati da queste popolazioni che vivevano in India fino al 3500 a.C., cioè 5000 anni fa.

Le origini del Tantra sono lì?

Quei reperti lo confermano. La cosa interessante è che la cultura che oggi associamo al Tantra e allo yoga, cioè la cultura vedica, è proprio quella che ha distrutto le popolazioni che li inventarono. L’ortodossia vedica è molto rigida sia dal punto di vista dell’alimentazione, sia dal punto di vista del consumo di droghe, sia nei confronti della sessualità. Questi invece erano sciamani, consumavano droghe allucinogene, praticavano il sesso come abbattimento degli schemi individuali, praticavano il sesso orgiastico come strumento di liberazione dell’ego, assumevano tutti i tipi di cibo, non seguivano rigidi precetti morali.

Allora devo dedurre che il Kamasutra sia vedico…

Certo, il Kamasutra fa parte dell’ortodossia vedica e non c’entra nulla con il Tantra.

Perché ti sei specializzato proprio in Ashtanga Yoga? Cosa ti ha conquistato di questo yoga dinamico e perché?

Mi piaceva di più e corrispondeva maggiormente alle mie inclinazioni. Tieni conto anche che non abbiamo tutti lo stesso grado di energia. Se una persona si rilassa molto facilmente, magari uno stile di yoga molto meditativo gli viene più facile. Se una persona ha un livello di energia abbastanza alto deve sfogare tutta quella roba prima di sedersi a meditare, altrimenti è come se fosse sulle braci ardenti. C’è chi ha un livello di energia molto basso e quindi si farebbe una vera violenza andando verso una pratica molto energetica come l’Ashtanga.

Hai letto tutti i libri di Brad Blanton, l’ideatore della teoria del “Radical Honesty”. Perché trovi che il suo approccio alla psicoterapia sia rivoluzionario?

Perché è allo stesso tempo molto complesso, ma anche semplice. Essere onesti. Dire la verità. Non è una cosa che devi studiarti andando a leggere milioni di libri, si basa su un assunto semplicissimo.

Essere onesti con se stessi o con gli altri?

Entrambe le cose, a partire dalla nostra sfera di relazioni più intime e poi allargando il cerchio.

Pensi sia possibile esserlo se prima non si è affrontato un lavoro serio di introspezione (di analisi o un percorso similare) che cominci a scardinare il nostro falso sé? Il rischio altrimenti è quello di raccontarsela…

Il Radical Honesty non ti impone nulla. L’onestà al 100% non esiste. È una regola per andare a spanne. Si parte da cose molto semplici, dalla verità fattuale, non dai massimi sistemi su “chi sono”. Dal cosa ho fatto, per esempio, ma sei tu che stabilisci che cosa dire e cosa no. Se tu sei in una relazione, hai tradito il tuo partner con il capoufficio, secondo Blanton devi andare da lui/lei e dirglielo.

Dirsi tutto con quale obiettivo?

Quello di creare una relazione autentica di intimità con il tuo partner. Per avere una vera intimità devi togliere tutti i filtri che si pongono tra te e la persona con cui entri in relazione: ogni bugia che dici impedisce questa connessione profonda. Se menti, se reciti, la tua relazione non sarà mai autentica e quindi gratificante per nessuno dei due.

Non sono sicura che la totale sincerità nel rapporto sia la condizione necessaria per viverlo autenticamente. Penso anzi che si debba conservare sempre un nucleo personale di riservatezza che sia esclusivamente nostro e che dovrebbe essere considerato una ricchezza per la coppia.

Nulla può andare a toccare quel tuo nucleo. Non devi dire tutto. Quando si parla di onestà con l’altra persona si parla solo di quelle cose di cui l’altra persona dovrebbe essere informata. Le cose che interessano il Radical Honesty sono proprio quelle cose che, se le dicessi, potrebbero trasformare il rapporto. Il fatto di non dire una cosa importante ti porta poi a doverti costruire una costante armatura difensiva affinché quella verità non venga conosciuta e questo porta a offuscare progressivamente la tua sensibilità fisica e psichica. Non sarai mai davvero rilassata, l’ansia sarà sempre costante. Il problema con le falsità è che tendono ad accumularsi: per proteggere la bugia A, devo inventare la bugia B e così via.

È grazie a Brad Blanton che ti sei avvicinato al Tantra?

No, però sono due approcci affini, soprattutto perché quando parliamo di Neo Tantra stiamo parlando di un contenitore che può davvero servirsi di tutti gli strumenti possibili, anche del Radical Honesty.

In che cosa sei cambiato dopo aver letto il suo libro?

Mi ha dato più sicurezza rispetto a tutte quelle intuizioni che avevo sviluppato indipendentemente dal libro, ma è rassicurante sentirsele esporre in modo argomentato da una persona che ha lavorato a livello clinico per 30 anni.

Citami cinque libri che ti hanno cambiato la vita

“Yoga Sūtra” di Patañjali, “Il mondo come volontà e rappresentazione” di Arthur Schopenhauer, “Il Processo” di Franz Kafka, “L’Io e l’Inconscio” di Carl Jung e “L’Uomo che Parla ai Cani” di Cesar Millan.

Gabriele Andreoli è laureato in Filosofia con Indirizzo orientalistico e insegna Ashtanga Yoga e Vinyasa Krama Yoga. Organizza periodicamente corsi e workshop di Tantra, integrando l’elemento sessuale nell’ambito della crescita personale.

Se volete saperne di più, visitate il sito Sex and Yoga  e la pagina Facebook @eclypsetantra

Potete contattarlo scrivendo a info@eclypsetantra.com