Sono molto lieta di condividere con voi l’intervista a questa brillante formatrice laureata in psicologia che è anche, udite udite, una famosa youtuber. I temi che le stanno più a cuore sono il femminismo, l’educazione e la violenza di genere e molto altro ancora. Avrei potuto intervistare una veterana del movimento, ma ho preferito dare spazio a lei e al suo approccio 2.0.

Quando ti senti dire che il femminismo non è un movimento di liberazione delle donne, ma solo l’altra medaglia del maschilismo, cosa rispondi?
Che sarebbe il caso di aprire un dizionario. “Femminismo” ha una definizione ben precisa e non parla di superiorità femminile. Poi che alcune donne si nascondano dietro questa parola per portare avanti un’agenda misandrica, questo è tutto un altro paio di maniche…

Quali sono gli stereotipi di genere più radicati nel nostro Paese, secondo te?
Quelli radicati un po’ ovunque. L’uomo vero è quello che non piange e che porta a casa il pane, la donna è degna di essere chiamata donna solo se ricalca la figura angelica di regina del focolare con uno spiccato istinto materno, i gay sono persone malate, le femministe odiano gli uomini e non si depilano…

E i tabù più taciuti?
Collegandomi alla risposta precedente, credo che uno degli argomenti socialmente più intoccabili sia proprio la maternità ed in generale la figura del genitore. Devi volere figli e soprattutto devi amarli incondizionatamente. Non c’è spazio per i ripensamenti. Se ti penti di aver fatto un figlio sei una persona orrenda, se dici di aver bisogno di tempo per sentire una connessione con il neonato ti guardano come se fossi matto. Ovviamente se sei una donna è tutto ancora più amplificato perché donna = madre.

Mi è piaciuto molto il tuo post in difesa di Fedez che qualche tempo fa è stato preso in giro per essersi messo a piangere in una trasmissione televisiva. Tu denunciavi il fatto che nella nostra società se sei uomo non puoi piangere, altrimenti sei giudicato una “femminuccia”. Mi viene da dire che il femminismo possa liberare non solo le donne, ma anche i maschi dai ruoli obsoleti in cui non si riconoscono. Cosa ne pensi?
Il femminismo serve assolutamente anche agli uomini. Vengono discriminati quegli uomini che hanno atteggiamenti tipicamente femminili, perché nella nostra società femminile è “meno” (delle volte, è proprio “sbagliato”). Se smettessimo di pensare che le donne siano esseri inferiori, gli uomini sarebbero più liberi di esprimere loro stessi, compresi i loro lati più sensibili ed emotivi.

Con quale atteggiamento ti poni, di solito, nei confronti degli omofobi?
Anzitutto cerco di capire quanto sappiano sull’omosessualità. Sanno che è stata derubricata dalle malattie mentali ormai molti anni fa? Conoscono la differenza tra orientamento sessuale e identità di genere? Insomma, sanno di cosa stanno parlando? Perché molto spesso è solo ignoranza e su quella ci si può lavorare.

Qualche mese fa avevo letto un bellissimo articolo trovato su Prismo sugli stereotipi legati ai gay nella cinematografia, soprattutto quella italiana, dove il personaggio dell’omosessuale non ha altre caratteristiche salienti se non quella di essere gay. Negli Stati Uniti forse sono più avanti, si vede anche da come tratteggiano i personaggi omosessuali nelle serie tv. Ci consigli qualche serie (a parte OITNB) e qualche film, magari indipendente, che secondo te sono imperdibili?
Far coincidere una persona con una sua caratteristica è pericoloso, perché poi finisce per non essere altro che quello. Semi-citando Davide Rondoni: tu non sei gay, se una persona a cui piacciono le persone del tuo stesso sesso. Ma tu sei una persona. Quante volte invece anche l’omofobia stessa è data dal far coincidere un essere umano con il suo orientamento sessuale? Per quanto riguarda i consigli: per il suo modo di trattare l’omosessualità, come serie TV direi assolutamente “13 Reasons Why”. Invece come film, l’ultimo vincitore agli Oscar: “Moonlight”.

In cosa consistono i lavori di formazione che propone Bossy nelle scuole? Ci vai tu personalmente con un team composto da educatori e psicologi? Come rispondono ai vostri stimoli i ragazzi e le ragazze?
Vado da sola, da laureata in psicologia e da formatrice. In due ore di incontro, tratto in maniera più ampia gli argomenti più richiesti (femminismo, violenza di genere, comunità LGBT…). I ragazzi che incontro sono sempre molto attenti, non ci sono mai battutine e risate, né li vedo distrarsi o prendere in mano il cellulare. Il vero problema è che nessuno (o quasi) parla ai ragazzi di questi argomenti, ma loro sono decisamente interessati. Bisogna solo dargli fiducia. Fiducia e cultura.

Quali sono i cinque libri che hanno contribuito alla tua formazione?
Per formazione io intendo anche quella dell’anima, eh…

Certo, dimmeli pure
Sono “Dovremmo essere tutti femministi” di Chimamanda Ngozi Adichie, “Diventare uomini: relazioni maschili senza oppressioni” di Lorenzo Gasparrini, “Deumanizzazione: come si legittima la violenza” di Chiara Volpato, “Novecento” di Alessandro Baricco e “Norwegian Wood” di Haruki Murakami.

Il sito di Bossy ha vinto il premio come miglior sito LGBT ai Macchianera Internet Awards 2016. Oltre a questo traguardo, c’è qualcos’altro che in questi anni di attivismo ti ha reso particolarmente orgogliosa?
Tutti i messaggi (e sono tanti) che mi arrivano dai ragazze e le ragazze che mi seguono. Mi raccontano di come abbiano parlato di femminismo in un tema, una discussione in classe o addirittura nella tesina. Mi ringraziano per non averli fatti sentire soli, sbagliati o esagerati. Per non negare mai le loro emozioni. Mi scrivono per dirmi di aver capito di essere femministi e di voler lottare per un mondo migliore. Questi ragazzi saranno i dirigenti delle aziende di domani ed è importante che la pensino così già ora.

Il tuo canale YouTube Cimdrp è seguito da più di 33mila persone. Perché hai scelto anche di fare video per comunicare e chi ti ha ispirato?
Ho iniziato nel 2011 facendo video comici, perché mi piace fare ridere. Con il tempo mi sono resa conto del sessismo che vedevo nei commenti ed ho deciso di parlarne, così è nato Bossy. Un anno dopo, ho pensato che potesse avere senso portare quei contenuti anche su YouTube, dove tutto era iniziato. Sto investendo nelle nuove generazioni e per farlo devo usare i loro canali comunicativi. E questa è una scelta che ho preso da sola. Certo, non diventerò mai ricca con YouTube, però mi piace la sensazione di stare facendo la cosa giusta e questo per me vale molto di più di qualsiasi guadagno.