C’è chi fa girare l’economia, io faccio girare i miei vestiti. Questo autunno ho organizzato la decima edizione del mio Swap Party, un evento privato che è nato cinque anni fa da un’esigenza: quella di impedire che i miei abiti e quelli delle mie amiche facciano la muffa nell’armadio.

Non ricordo bene come sia nata l’idea, devo averlo letto da qualche parte, in qualche rivista cartacea o in rete. Ho subito pensato che l’intuizione fosse assolutamente geniale e mi ci sono buttata. Lo swap party è un ritrovo tra amiche che si scambiano abiti, scarpe, cappelli e tutto quello che vi viene in mente. Mi sembra di avere letto che il primo fu organizzato a New York City, la città che Nicola Formichetti – direttore artistico di Diesel – ha recentemente definito su Living: “Un campo di energia pura dove perdersi”. Non poteva che nascere lì questa idea rivoluzionaria che unisce la voglia di condividere un momento di intimità con le amiche e il desiderio di ridurre gli acquisti con il bisogno di dare una nuova vita al proprio armadio saturo di capi visti e rivisti.

Amo lo space clearing, la teoria della purificazione dello spazio: una casa con oggetti scelti, non stratificati negli armadi, è una casa che sa fare spazio al nuovo.

Le tre ragioni che fanno dello swap party un’idea geniale

Mi gratifica osservare come una mia gonna anonima, inutilizzata da anni, possa diventare splendida se indossata da un’altra persona. Mi piace lasciare andare le cose che possiedo, come insegnano meravigliosamente bene la filosofia antica e il buddhismo. Amo lo space clearing, la teoria della purificazione dello spazio: una casa con oggetti scelti, non stratificati negli armadi, è una casa che sa fare spazio al nuovo.

Le otto regole d’oro per organizzarne uno

Ci vuole spirito d’iniziativa e la voglia di condividere una certa filosofia (quella del riciclo), ma è necessario anche saper dare qualche regola. Io le chiamo “del buon senso”. Ecco qualche indicazione pratica per chi non sa da che parte cominciare:

  1. Il mio Swap Party non è un mercatino, è tutto gratuito, non si versano contributi anche minimi per accedervi, non ci sono cartellini da applicare ai capi, non si deve mercanteggiare per barattare un vestito da cerimonia con un paio di sandali di H&M. Tutto è a costo zero
  2. È destinato a poche elette, non è un raduno. Invito al massimo quindici persone, amiche motivate che hanno sposato, fin dal primo invito che hanno ricevuto, la causa a cui sono state chiamate: rimettere in circolo il guardaroba personale stipato negli armadi da anni
  3. Data la natura mansueta delle mie amiche non si sono mai verificati litigi per accaparrarsi qualche abito. Solo una volta mi sono sentita in dovere di fare da giudice di pace di fronte a un bel cappotto conteso. L’ho lasciato a chi aveva portato una montagna di capi da scambiare. Mi era sembrato giusto così
  4. Ne ho sempre organizzati due all’anno: uno in primavera e uno in autunno per favorire il cambio di stagione
  5. Nell’invito, che inoltro rigorosamente via mail (mai via gruppo WhatsApp), indico il giorno e l’orario. Ultimamente prima di inviarla chiedo via sms alle più affezionate la loro disponibilità per la data proposta
  6. In genere li organizzo di domenica dalle 15 alle 18. È una bella occasione per fare merenda insieme. Nella mail chiedo di portare qualcosa di buono da condividere: una torta, dei biscotti, del succo di frutta. Alcune edizioni le ho fissate in settimana, orario aperitivo, ma ho visto che funziona di più proporre il week end
  7. Mi piace che i vestiti che mettiamo in circolo siano lindi e profumati, magari stirati. Sappiate che non è scontato. Penso che sia giusto donare abiti senza buchi, senza macchie, con tutti i bottoni. Pronti per una nuova vita. L’idea alla base è regalare capi che non debbano essere portati subito in lavanderia o in sartoria.
  8. Alla fine dello swap party chiedo alle invitate di dividersi il cumulo di vestiti rimasti. In genere lo mettiamo nei cassonetti gialli, anche se avevo letto un’inchiesta in merito su L’Espresso tempo fa e non sono sicura che sia la soluzione migliore. Spero di trovarla presto. L’ultima volta è rimasto ben poco e ci dispiaceva buttarlo, perciò lo terremo da parte per la prossima volta.

Chi volesse qualche consiglio in più può contattarmi qui

E voi avete mai partecipato a uno Swap Party? Vi piacerebbe? Se ci siete già state che impressione avete avuto? Cosa vi è piaciuto? Cosa no? In cosa potrebbe essere migliorato?