“Prenditi cura di te”. La pubblicità di una nota ditta di cosmetici ce lo raccomanda quotidianamente, ma come faccio a prendermi cura di me se non mi conosco e non so quello di cui ho davvero bisogno? D’altro canto è proprio prendendosi cura di se stessi che ci si impara a conoscere. Insomma, l’argomento è complesso, ma vale la pena affrontarlo. Il rischio altrimenti è quello di ritrovarsi a girare su se stessi come una trottola, senza trovare una direzione che renda la vita degna di essere vissuta.

Il primo filosofo a interrogarsi sulla questione fu Socrate. Già, chi sono? Sono un animale che nasce, cresce, si riproduce e poi muore? Un essere umano intelligente che si è evoluto dalle scimmie? Una creatura di Dio? Un’anima immortale incarnata in un corpo? Il prodotto dell’educazione dei miei genitori? E se non ci fosse bisogno di scegliere? Se fossi un po’ tutte queste cose insieme? Socrate disse: “io sono la mia anima”. Con anima intendeva la coscienza, la parte di noi più autentica.

Cosa mi piace, cosa desidero, cosa mi fa paura, cosa mi irrita, cosa mi rende triste, la mia famiglia, il mio rapporto con loro e con l’amore in generale, i miei valori, le mie idee sulla vita, sulla morte e su come va il mondo, il corpo, la creatività, l’immaginazione e tutta la mia ombra in blocco.

Fare luce su questi aspetti di me è stata una gigantesca boccata d’aria fresca, una continua scoperta. Immagino che per altri imboccare la strada verso di sé possa essere stato anche molto doloroso, per me devo ammetterlo non troppo e comunque è stata una vera liberazione.

Segui la via fatta di mattoni gialli

Per trovarti devi sperimentarti quotidianamente, devi imparare a osservarti mentre ti relazioni con gli altri, ma anche quando sei da solo, senza le sollecitazioni date dai familiari, dagli amici e dai colleghi di lavoro. Potresti scoprire per esempio che il mago che sta nella tua testa non ha i poteri che credevi avesse (come ne Il Meraviglioso Mondo di Oz) , oppure al contrario puoi accorgerti che ne ha molti di più di quanto credessi e che sono potentissimi.

Ti devi cercare al di là delle maschere sociali che indossi per compiacere o per non fare male a chi ti sta intorno, spingendoti al di là delle definizioni che ti sei dato o dalle etichette che gli altri, nel tempo, ti hanno attribuito. Mi madre ripete spesso la frase: “non mi interessa quello che fanno gli altri, io rispondo alla mia coscienza” ed è così che dovrebbe funzionare, altrimenti finisci per vivere nella finzione.

È affascinante pensare che questo lavoro lo si inizia, ma non finisce mai davvero. Si trasforma piuttosto in qualcosa che somiglia alla formazione continua. Sì perché l’identità è una realtà dinamica, impari a conoscerti ma c’è sempre tempo – fortunatamente – per smentirti o per ricrederti. E dopo essersi trovati, bisogna anche iniziare ad essere ciò che si è, cioè a praticare (che è tutto un altro paio di maniche).

Sotto la stufa di casa

A proposito di cercarsi e di trovarsi c’è un racconto significativo – o almeno a me piace interpretarlo così – all’interno di un libro meraviglioso scritto dal filosofo Martin Buber, si chiama Il cammino dell’uomo. L’autore racconta la storia del rabbino polacco Eisik che si mise in viaggio per cercare un tesoro nella città di Praga, scoprendo solo al suo arrivo che esso si trovava invece proprio dove non l’avrebbe mai cercato, cioè sotto la stufa di casa sua, a Cracovia:

Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l’ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. Quando il sogno si ripeté per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine il capitano delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Eisik gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin lì dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a ridere: “E tu, poveraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch’io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Eisik, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Eisik, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mettere a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Eisik e l’altra metà Jekel!”. E rise nuovamente. Eisik lo salutò, tornò a casa sua e dissotterrò il tesoro con il quale costruì la sinagoga intitolata “Scuola di Reb Eisik, figlio di Reb Jekel.

Grazie, Strega del Nord!

Anche Dorothy, la protagonista del libro di L. Frank Baum che ha cercato in lungo e in largo di tornare nel Kansas dal luogo fantastico dove si ritrovò a seguito di uragano violentissimo che colpì la sua casa, si rese conto solo alla fine di aver avuto fin dall’inizio la soluzione ai suoi piedi.

Le sue scarpette d’argento donatele da Glenda, la Strega del Nord (chissà perché nel film sono rosse!) avrebbero potuto riportarla a casa subito, ma lei allora non poteva saperlo. Anche io ci ho messo parecchio a scoprire che il mio tesoro stava lì dov’ero e vi consiglio di cercarlo prima che sia troppo tardi per goderne. “Solo una vita esaminata è degna di essere vissuta”.

Lo affermava Socrate, non vale certamente per tutti, ma se questa frase vi risuona, iniziate. Seguite il percorso che vi ispira di più, informatevi bene, chiedete consiglio agli amici, fatelo da soli (vi consiglio caldamente il libro Un nuovo mondo) o con qualcuno: in giro c’è l’imbarazzo della scelta tra psicologi, analisti filosofi, psicoterapeuti, psicoanalisti, consulenti filosofici, counselor di ogni tipo e coach. Sicuramente troverete chi fa al caso vostro. Iniziate il vostro cammino verso casa, è il luogo in cui potrete finalmente respirare a pieni polmoni.

©Dοn / photo on flickr