Blogger a impatto zero de Il Fatto Quotidiano, Famiglie Rifiuti Zero e Famiglie Senz’auto, questa educatrice romagnola vive con marito e tre bambini a Faenza, dove da alcuni anni sperimenta uno stile di vita familiare all’insegna della più autentica sostenibilità. Mi ha raccontato di essere spesso vittima di commenti cinici da parte di chi la considera un’ambientalista troppo radicale, ma lei risponde che sono gli altri a seguire uno stile di vita irresponsabilmente consumistico e poco ecologico. Leggete l’intervista e fatevi la vostra idea.  Che vi piaccia o meno, sappiate che io trovo il suo stile di vita ricco di spunti di riflessione.

Le feste di compleanno dei bambini creano una marea di pattume. Penso alle confezioni e alle carte dei regali, ma anche ai piatti e ai bicchieri di plastica usa e getta utilizzati per il buffet. Tu hai trovato una soluzione ingegnosa, a impatto zero, per evitare il problema. Me la racconti?
Ho un kit di cinquanta piatti e cinquanta bicchieri di plastica colorata, dura e lavabile e quando non li uso io per le feste, li presto alle amiche. Ovviamente sarebbe meglio utilizzare piatti in ceramica e bicchieri di vetro, ma non ne abbiamo così tanti e poi c’è il rischio che si rompano, così abbiamo scelto questo compromesso. Offriamo ai bimbi acqua in caraffa, un tè freddo fatto in casa, pizzette e torte fatte un po’ da me, ma soprattutto dalle nonne e tanta frutta fresca. Di solito festeggiamo con tutta la classe nel giardino pubblico sotto casa. I bambini sono essenziali, non hanno bisogno di un castello gonfiabile per divertirsi né di tanti soldi spesi per l’animazione. Un prato verde e degli alberi bastano e avanzano. Abbiamo deciso di non chiedere regali agli amichetti invitati, perché mi è sempre sembrato poco democratico. C’è l’amichetto più povero che non può permettersi un gran regalo e si vergogna di quel che dà, magari viene anche preso in giro da quello più ricco che fa un regalo enorme. Spesso poi sono regali commerciali, plasticosi, poco etici, fatti in Cina, ma non puoi non accettarli. Insomma, noi chiediamo a tutti di venire a mani vuote, se gli invitati proprio vogliono regalare qualcosa che portino un disegno, un augurio, un origami o un libro in prestito. I regali li ricevono solo dai nonni e dalle zie più strette.

Avete tre figli. Non gli comprate mai dei giocattoli?
Come dicevo prima, quasi mai. In genere, se gli dobbiamo fare un regalo, regaliamo libri. Giocattoli ne ricevono solo dai nonni e solo per occasioni speciali: per Natale o per il compleanno. Sono giochi etici, ecologici, oppure costruzioni e meccano usati. I nonni sanno che non vogliamo giochi elettronici, mitra, tablet o quelli che vanno di moda. Talvolta recuperiamo anche i giochi appoggiati a fianco dei cassonetti, come le cucine o le piste delle macchinine… Tutta roba praticamente nuova! La gente butta di tutto! Una volta all’anno organizziamo un baratto e i miei figli si scambiano i giochi con altri. Direi che i giocattoli a casa non mancano, ma non ne compriamo praticamente mai. In fondo, loro preferiscono giocare all’aperto.

Come passate le serate in famiglia senza la tv?
Ci scordiamo di non averla. Anche dai nonni, che ce l’hanno, i bimbi la guardano poco perché si stufano. Passiamo le serate leggendo tutti insieme sul divano, oppure ascoltando la radio o giocando con le costruzioni, ma il rituale consolidato è la lettura. Non si va a dormire senza che si sia letto un po’. I bimbi su questo sono inflessibili e non importa se è tardi. Anche il maggiore, che legge da solo e divora libri su libri, adora questa piccola coccola serale. Ognuno dei tre figli ha il diritto a un capitolo a sua scelta, letto a voce alta dalla mamma o dal babbo.

I miei figli ora non mi chiedono più “mamma, mi compri” ma “mamma, facciamo?”

Che alimenti consumate a colazione e a merenda?
A colazione, sulla tavola, i miei figlio trovano una torta fatta in casa con cacao e zucchero del Commercio Equo e Solidale, farina locale bio e tipo1, marmellata fatta in casa, crema alla nocciola e yogurt fatti in casa. Per merenda, d’estate, preparo i ghiaccioli o il gelato, oppure offro loro frutta e pane. Per sperimentare, realizzo con loro vari snack, per esempio una volta i bimbi mi dissero che gli amici mangiavano un certo “Ciocorì”, allora abbiamo provato a farlo ed è venuto buonissimo.

Avete ridotto l’accumulo di rifiuti casalinghi fino a produrre due chili e mezzo all’anno di indifferenziata. Considerando che siete in cinque, mi sembra un ottimo risultato. Hai dei suggerimenti da dare a chi vorrebbe essere più sostenibile, ma parte da zero?
Noi abbiamo smesso di andare al supermercato, facciamo spesa tramite GAS, nei mercatini diretti, oppure nei negozi che vengono prodotti sfusi. Oltre ad alimentare l’economia locale e solidale, recupero ogni contenitore: gli apicoltori mi riprendono i barattoli di vetro, la lattaia mi riempie la bottiglia di latte alla spina, il contadino mi dà verdura nella mia sporta, e il produttore di fagioli, farro, orzo, pasta mi porta sacchi grandi di yuta da dividere con le altre famiglie del GAS. I sacchi grandi vengono ridati al produttore, e in casa mia circolano tanti sacchettini più piccoli, utilissimi. In questo modo gli imballaggi da buttare non esistono. Sarebbe bene crearsi una rete di queste negozi, mercati, gruppi d’acquisto. Sicuramente nelle città è più facile, nei paesini più difficile. Chi va al supermercato però può impegnarsi a portare la sporta anche per ortofrutta, a scegliere solo confezioni riciclabili (meglio vetro o carta, evitare plastica, e ancor peggio l’indifferenziata) e grandi, da preferire alle monoporzioni. Ovviamente deve scegliere prodotti etici, locali e di stagione. Poi si può sperimentare qualche ricetta di autoproduzione, le più semplici sono quelle del dentifricio o del detersivo per piatti. Fanno risparmiare un sacco di soldi, per non parlare del detersivo per i pavimenti: io li lavo semplicemente con l’acqua calda.

Anche tu, come Stefania Rossini e Lucia Cuffaro, ti dedichi all’autoproduzione. Chi ti ha iniziato a quest’arte a impatto zero?
Direi mia nonna, quando mi raccontava come si fa il pane e la lisciva. Lei parlava e io prendevo appunti. In seguito lessi anche “Manuale pratico di ecologia quotidiana “, una bellissima guida di Marinella Correggia che mi entusiasmò. Iniziai a sperimentare coi miei figli , abbiamo fatto prove ed errori e ci siamo divertiti tantissimo! I miei figli ora non mi chiedono più “mamma, mi compri” ma “mamma, facciamo?”.

Quanto hai risparmiato negli anni utilizzando i pannolini lavabili?
Comprare pannolini usa e getta costa in due anni e mezzo dai mille ai millesettecento euro. Contando solo questi, un bambino produce in due anni e mezzo una tonnellata di rifiuti indifferenziati il cui costo di smaltimento è centocinquanta euro. Comprare un kit completo di pannoli lavabili costa da duecento a cinquecento euro (a seconda del modello e della marca). Se però i pannolini sono passati da fratello a fratello, presi in prestito o avuti in regalo come è successo a me, il risparmio è ancora maggiore. Le lavatrici si fanno a quaranta gradi insieme ad altra biancheria, quindi di fatto non si consuma molta più acqua ed energia. A conti fatti credo che con tutti e tre i figli io abbia risparmiato circa 2500 euro. Per non parlare del risparmio comunitario e ambientale.

Tu e tuo marito, qualche anno fa, avete scelto di rinunciare alla macchina. Hai dei consigli da dare a chi, pur mantenendola, vuole vivere a impatto zero?
Usarla il meno possibile e pensare sempre: facciamo finta che non ho l’auto sotto casa, come farei a organizzarmi? È davvero così freddo, così tardi, così lontano, per andare in bici? Posso fare a meno di questo viaggio? C’è un autobus o un treno che fa la mia stessa corsa o al limite in un orario che mi va bene lo stesso con un po’ di spirito di adattamento? Devo proprio andare in vacanza in un posto irraggiungibile con la macchina? Non potrei cambiare meta o andarci in treno? C’è un amico che fa il mio stesso tragitto? Purtroppo sono domande che non ci si fa quando abbiamo sempre l’auto a disposizione, quindi di fatto l’abuso è più facile e immediato di quel che crediamo.

Quali sono le dieci caratteristiche della società in cui viviamo che trovi più aberranti?

  • Il dominio sulla natura: non ci sentiamo più parte di essa, la sfruttiamo come terra di conquista. E’ solo nemica o vittima
  • Il menefreghismo (siamo ancora molto legati al motto fascista “e chi se ne frega”, che in fondo ci appaga la coscienza)
  • La difesa e l’attaccamento alla proprietà privata (vediamo quanta gente si riunisce nelle ronde di vicinato, uniti dalla paura conto i ladruncoli, o nei social virtuali terrorizzati dall’invasione dei rifugiati, ma allo stesso tempo sempre meno famiglie e giovani militano per difendere l’ambiente o i diritti degli esclusi. Questo è davvero triste e la dice lunga sul nostro senso civico e sull’idea di bene comune)
  • L’apatia (se così fan tutti, chi me lo fa fare a impegnarmi per cambiare?). C’è chi spreca il tempo libero davanti la Tv a fare zapping. Manca uno scopo, un ideale, un senso profondo per cui lottare e vivere. Come diceva Don Milani, siamo pecore piegate alle usanze
  • La pigrizia: vedo gente che per compiere 500 metri prende l’auto, bambini stanchi dopo 2 passi. Ci siamo riempiti di comodità energivore e continuiamo a lamentarci della stanchezza per poi magari andare in palestra a bruciare i grassi in eccesso
  • L’ignoranza (più o meno volontaria): non vogliamo informarci sulle cause dell’inquinamento, e allontaniamo gli scomodi profeti di sventura. Votiamo politici demagogici e populisti che ci promettono di difendere i nostri intoccabili stili di vita e le nostre sacre frontiere. Più in là non vediamo
  • La dipendenza: siamo famelici di vestiti, auto, cibo, energia, soldi, proprietà. C’è chi è drogato dalle sostanze, chi dall’alcool, chi dalle slot machine e chi dagli acquisti compulsivi. Vedo accanto a me famiglie che passano il sabato al centro commerciale: se non spendono, se non comprano, non sono felici
  • La mancanza di tempo: la gente lavora e consuma, come criceti su una ruota. Non ha più tempo per la famiglia, il volontariato, la partecipazione sociale, lo studio, l’autoproduzione, l’impegno civico e ambientale
  • Il razzismo: si vede non solo da come trattiamo le minoranze (rom, immigrati), ma anche dall’indifferenza con cui compriamo prodotti che derivano dal loro sfruttamento (dai pomodori, all’ananas, alle scarpe da ginnastica)
  • Crescita infinita: continuiamo a credere nel mito della crescita economica, quindi chiediamo più auto, più lavoro, più stipendio, ma questo impatta coi limiti ambientali. Dobbiamo accettare l’idea di una economia stazionaria, di una decrescita. Come primo passo dobbiamo chiedere di ridurre l’orario di lavoro settimanale.

Hai dei progetti in cantiere per il futuro di cui mi vuoi parlare?
Mi piacerebbe pubblicare una storia che ho nel cassetto da tempo, una storia per bambini, fantastica, sugli squilibri tra il Nord e il Sud del mondo. Mi piacerebbe anche continuare a fare progetti nelle scuole di educazione ambientale, credo sia davvero utile parlare coi bambini. Ho ideato un diario “Biketoschool” da dare a ogni classe per monitorare i bimbi che vanno a scuola in bici e premiarli a fine anno. Ho in mente anche un progetto per ridurre i rifiuti nelle feste scolastiche dando in prestito ai comitati organizzatori kit di bicchieri e piatti lavabili. Infine, continuo a testimoniare la mia esperienza nelle conferenze dove mi chiamano come relatrice, per esempio il Festival NaturaBio di Correggio il 23 settembre e il convegno Manitese del 30 settembre a Firenze.

Linda Maggiori ha pubblicato vari libri, tra cui “Anita e Nico dal Delta del Po alle Foreste Casentinesi” di Tempo al Libro Editore, “Salviamo il Mare” di Giaconi Editore e Impatto Zero, Vademecum per famiglie a rifiuti zero di Dissensi edizioni.