Eco-risparmiare non è un’attività da “Desperate Housewives” (casalinghe disperate) impegnate a far quadrare a tutti i costi i conti di casa perché c’è il mutuo da pagare. Dietro il contenimento delle spese c’è una filosofia di vita più che dignitosa, legata alla riscoperta dei vecchi saperi e all’importanza delle condivisione delle competenze. Ne ho parlato con Lucia Cuffaro, Presidente nazionale del Movimento per la Decrescita Felice, attivista sulle tematiche che riguardano la riduzione degli sprechi e conduttrice della rubrica “Chi fa da sé” nella trasmissione Rai “Unomattina in Famiglia”.

Sei la Presidente del Movimento per la Decrescita Felice. Vuoi dare qualche consiglio pratico a coloro che vogliono impattare meno sul Pianeta?
Il primo consiglio che do è quello di mettere in discussione quello che avete intorno. Non è detto che prodotti confezionati siano di qualità solo perché sono acquistabili dappertutto. Abbiate fiducia in voi e nei vostri sensi. Un pane che si conserva per un anno ha qualcosa che non va. Un dentifricio da cui esce un gel blu simile al silicone non può andare bene per la nostra bocca e quella dei bambini. Un altro consiglio che mi sento di dare è quello di donare evitando di pensare di non essere all’altezza. Lo avevo detto anche a Elena (Tioli ndr): basta false umiltà. L’avevo spinta a scrivere il libro perché lei era titubante. Aveva una sua esperienza personale da condividere ed era importante farlo. Il dono dell’esperienza ti fa riprendere il contatto con le persone, sviluppa le relazioni umane e da quello deriva tantissimo, ma si possono regalare anche delle piantine fatte a talea, che ti costano poco. Le puoi fare con il geranio o con l’aloe.

Grazie, te ne vengono in mente altri?
Un altro consiglio è quello di dedicarsi all’attivismo e al volontariato perché la vita ti cambia quando puoi condividere degli ideali, soprattutto se si lavora, come me, in un attivismo di tipo ambientale che ti riporta alla terra, che ti permette di ampliare la tua rete, ma anche le tue opportunità lavorative. Io mi sento molto fortunata: i contratti di lavoro che ho avuto – uno in Rai e uno alla Camera Dei Deputati in commissione eco-mafie, ma anche i libri che ho pubblicato – mi derivano tutti dall’attivismo. Io dico sempre: se volete cambiare lavoro, fate del volontariato. Sulla casa invece dico una cosa che sembra banale, ma non lo è. Dobbiamo ricordarci che nella maggior parte dei casi il luogo in cui mangiamo e dormiamo è più inquinato di un centro città. Bisognerebbe partire da lì per pulire ciò che abbiamo attorno. Anche i mobili contengono delle sostanze tossiche come la formaldeide e quindi bisogna cercare di non avere mai una temperatura superiore ai 22 gradi, altrimenti vengono rilasciate una serie di sostanze pericolose nell’aria. Un altro consiglio è quello di eliminare i prodotti aggressivi per pulirla, se ci dà fastidio il loro odore probabilmente non fanno bene a noi e alla nostra casa.

Un pane che si conserva per un anno ha qualcosa che non va.

Hai pubblicato un libro che si chiama Risparmia 700 euro in 7 giorni. Qualche anno fa Stefania Rossini ha scritto “Vivere in 5 con cinque euro al giorno”. Per molte persone sono libri per casalinghe disperate attente solo al risparmio, eppure so bene che dietro c’è una filosofia ben precisa che non tutti sono capaci di vedere. Me la puoi esplicitare?
Sono contenta di rispondere a questa domanda perché mi è capitato di essere travisata. Nell’attivismo ecologico e nella decrescita felice il tema del risparmio è estremamente importante da un punto di vista prettamente ambientale. Non viene visto come un sinonimo di avarizia, ma è collegato con il principio altrettanto importante della sobrietà. Come aveva indicato Erich Fromm, da una società fondata sull’avere dovremmo spostarci verso una società fondata sull’essere. Parlo di un sistema in cui in cui ci valorizziamo e ci dedichiamo ad attività che ci facciano stare bene. Il risparmio che viene preso in esame nel libro è quello relativo alle abitazioni, quello legato all’arte della riparazione, quello di chi preferisce l’usato al nuovo, quello riguardante la cura dei figli e degli animali, ma anche il risparmio relativo alle vacanze.

Che tipo di eco-risparmio proponi?
Di certo non quello fine a se stesso, ma una ricerca di sobrietà che contempli una riduzione dei bisogni e la coperta di una rosa di alternative che valorizzano il nostro lavoro e le nostre competenze. Il libro finisce con un’equazione. Se risparmio posso investire i miei soldi in qualcosa d’altro, oppure posso lavorare meno. Devi sapere che se scegli quest’ultima ipotesi è più facile risparmiare: anche solo il rivedere gli operatori che mi forniscono dei servizi che pago in bolletta richiede tempo: spesso non possiamo farlo perché andiamo sempre di corsa. Compriamo cibo pronto al supermercato che dura poco e allora lo buttiamo. Provare a risparmiare ti permette di pianificare le spese. 700 euro in sette giorni sono la media che ho fatto calcolando il passaggio da una famiglia consumistica a una che rivoluziona il suo stile di vita. Pensa che solo la scelta dei pannolini lavabili fa risparmiare a una famiglia duemila euro all’anno.

Non mi sento né presuntuosa né integralista quando parlo delle cose che faccio perché le condivido, non le spiego in modo saccente.

Anche la coppetta mestruale riduce sensibilmente la spesa per gli assorbenti. Il risparmio è notevole perché dura ben dieci anni. Io la uso dal 2015 e mi chiedo perché io abbia aspettato così tanto a comprarla
Anche in questo caso è una questione di pianificazione, il suo uso è molto semplice e un bagno per sciacquarla lo si trova sempre. Ho trattato anche io l’argomento nel libro, ma dato che è sempre un problema scriverne ho invertito la cosa. Ho lasciato un post per alcune settimane in cui le persone potevano scrivere la loro esperienza in merito. Sono venute fuori delle cose molto divertenti.

Mi dai cinque dritte per fare una spesa consapevole anche nella grande distribuzione? Mi piacerebbe fare come Elena Tioli, ma un paio di volte al mese vado ancora al supermercato.
È molto dura dare consigli su come acquistare bene al supermercato. Però prediligi quelli che hanno frutta e verdura di propria produzione, chiedi sempre da dove provengono la frutta e la verdura che acquisti, scegli i cibi di stagione, scegli i supermercati che vendono prodotti sfusi perché ti permettono di acquistare dei prodotti a peso e scegli le grandi confezioni rispetto alle monodose. Magari compra grandi quantità di un alimento e poi dividilo con altre persone. E poi compra cibi poco lavorati: tra un cracker e una fetta di pane integrale scegli quest’ultima. È l’unico modo di uscire dal problema degli additivi che mettono nei cibi conservati, e poi, mi raccomando, elimina le bibite. Pensa che all’Ospedale Bambino Gesù di Roma stanno aprendo un nuovo reparto a causa delle intossicazioni e delle patologie al fegato che vengono diagnosticate ai bambini che consumano queste bevande. Beviamo l’acqua, è meglio.

A un certo punto della tua vita, come Simone Perotti e Andrea Strozzi, hai sostituito i valori in cui credevi con altri. Come hanno preso questo cambiamento di prospettiva la tua famiglia, i tuoi colleghi della Rai, i tuoi amici?
Magari ti aspetti che gli amici mi abbiano preso in giro, ma non è stato così. Io vivo a Roma e non mi sono radicalizzata. Credo molto nella coerenza personale, certo, ma rimango sempre accogliente nei confronti degli altri. Non mi sento né presuntuosa né integralista quando parlo delle cose che faccio perché le condivido, non le spiego in modo saccente. Grazie all’entusiasmo che porto quando scopro qualcosa di nuovo, devo dire che sono stata accettata da tutti. Anche con miei genitori, che sono lo zoccolo duro, sono riuscita a fare passi da gigante. Li ho aiutati a modificare la loro alimentazione portandoli da un nutrizionista. Ho detto loro che saremmo andati a teatro e invece si sono ritrovati tutti eleganti nella sala d’aspetto del medico. È stato molto divertente. Alcune amicizie me le sono perse, ma direi una o due, soprattutto a causa del fatto che ho iniziato a interessarmi a tematiche olistiche, per esempio la fisica quantistica.

Tu racconti di essere stata insoddisfatta della tua vita per molto tempo, poi hai iniziato a frequentare l’Università del Saper Fare e ti si è aperto un mondo. Cosa hai imparato?
Mi sono sentita finalmente un po’ compresa da delle persone che, a titolo volontario, insegnano come fare tutto con le proprie mani, liberandosi dalla dipendenza dall’acquisto dei prodotti commerciali che producono inquinamento e che comunque mi hanno sempre creato dermatiti e allergie. La tematiche della decrescita sono entrate nella mia vita grazie a questo incontro con loro. Li ho conosciuti tramite un’amico, mi sono trovata davanti un gruppo che voleva condividere le sue piccole competenze. Mi sono iscritta, ho fatto tutti i corsi possibili e immaginabili e poi ho provato a fare da sola. Per prima cosa ho imparato a preparare il pane. Devi sapere che ci siamo dimenticati come farlo, soprattutto quello con lievito madre. Da lì ho imparato a fare la pasta, le piccole riparazioni idrauliche che non sapevo fare, l’orto, il compostaggio e tanto altro ancora.

Nel tuo blog la sezione cucina è curata da una certa Carmen. Chi è e come mai hai scelto di non dedicarti direttamente a questo argomento?
La sezione è curata anche da me, ma solo per quanto riguarda l’autoproduzione. Carmen Montaguti invece si occupa delle ricette. La incontrai durante il periodo di promozione del mio primo libro in cui girai tantissimo l’Italia. È un’assessore che ha in casa una stanza interamente occupata dai barattoli di vetro che le servono per le autoproduzioni. Ho coinvolto Carmen perché è una miniera d’oro di competenze e mi sembrava bello darle uno spazio sul blog per valorizzare tutte le cose che sa. Adesso che ha acquisito sicurezza si è aperta anche una pagina Facebook personale. Molti pensano che siccome vado in televisione chissà chi sono. Invece non sono onnisciente. In più c’è da mettere in conto il fattore “resilienza”. Mi chiamano ovunque, ma io non posso andare dappertutto e quindi mi piace dare la possibilità agli altri di dimostrare quello che sanno fare.

A proposito di cucina, a me è molto simpatico Franco Berrino. Avete in comune “I Segreti dei Centenari”, un progetto di prossima realizzazione che ti vedrà al suo fianco in Sardegna. Anche lì tratterai i temi che ti sono cari: il risparmio e l’autoproduzione
In realtà ci ho parlato solo qualche volta, ma sono molto legata però al suo staff con cui sto iniziando a collaborare su vari fronti. Prossimamente parteciperò con lui a questo interessante evento che si terrà nell’Ogliastra dal 23 al 30 giugno e sarà un’occasione per approfondire la sua conoscenza.

Quando prepari le ricette per i tuoi cosmetici e i tuoi detersivi ti confronti con qualche esperto? Come fai a sapere, per esempio, che miscelando l’acido citrico con qualche altra sostanza non venga fuori un preparato pericoloso?
Voglio stare attenta a tutti i minimi dettagli, per questo ho un gruppo di trenta consulenti che mi danno una mano su tematiche specifiche. Siccome scrivo dei libri e ho un rubrica in televisione, ho sempre lo scrupolo di fare le cose nel miglior modo possibile. Per esempio, per l’eco-kit mi sono affidata ai consigli delle ragazze del Bianconiglio, un’impresa di saponi artigianali. Una di loro è una ex chimica. Queste persone mi aiutano e io, in cambio, regalo loro dei prodotti fatti da me. Alla base, come vedi, c’è sempre l’idea dello scambio e del dono. Solo per fare il dentifricio credo di aver sentito almeno trenta dentisti, di cui tre ricercatori su tematiche odontoiatriche. Adesso ho anche iniziato un corso di naturopatia che mi aiuta molto non solo perché studio argomenti nuovi e interessanti, ma perché posso conoscere persone che ne sanno più di me.

Quali sono i tre libri che ti hanno cambiato la vita e che ci consigli?
Sicuramente “La Decrescita Felice” di Maurizio Pallante perché mi ha fatto scoprire questo movimento, poi “E venne chiamata due cuori” di Marlo Morgan che mi ha permesso di mettere in discussione la nostra visione supponente da occidentali e “Belle senza paura”della giornalista Dawn Mellowship. La traduzione per me è orribile, il titolo originale è “Toxic Beauty”. È molto interessante perché tratta del mondo della cosmetica dal punto di vista del giornalismo di inchiesta.