Forse l’atto di respirare è la cosa che, nella nostra giornata, diamo per scontata più di tutte. Mi rendo conto che questo argomento possa apparire un filo frikkettone, però tra le pratiche di crescita personale (o di fioritura personale, come la definirebbe la filosofia Maura Gancitano) di cui faccio esperienza tutte le volte che ne ho l’occasione, non posso tralasciare il respiro, punto di partenza per qualunque attività umana, anche la più intellettuale.

Che cosa sia la respirazione circolare l’ho scoperto l’anno scorso tramite Andrea Panatta, che durante l’intervista a Tutto è bello ha consigliato un bel libro di Micheal Brown e l’ho recentemente approfondito con Marina Pirulli, esperta di respirazione consapevole, con cui il mese scorso ho fatto esperienza de “Il respiro della memoria®”.

Tutti sanno che chi non respira è morto. Pochi hanno capito che più si respira più si è vivi.

Che cos’è la respirazione circolare e perché tutti dovremmo re-impararla?

Hai detto proprio bene: “re-impararla”, e non “impararla”, perché ce l’abbiamo già dentro. È la respirazione che avviene spontaneamente in tutti i mammiferi del Pianeta, ma che noi umani abbiamo imparato fin dalla nascita a bloccare, trattenere e controllare in vari modi. Riappropriarcene vuol dire trasformare la nostra vita, perché il modo in cui respiriamo è strettamente collegato al modo in cui viviamo. Di solito si dice che la respirazione circolare consiste nel “togliere le pause” tra inspirazione ed espirazione; io preferisco descriverla con l’immagine di una ruota che gira continuamente, in cui “l’inspirazione fluisce nell’espirazione, l’espirazione si trasforma in inspirazione”. Le due parti formano un tutt’uno e non c’è alcuno sforzo.

Come sei venuta a conoscenza del Rebirthing e perché consiglieresti questa esperienza?

Ho incontrato il Rebirthing senza averlo cercato, nel lontano 2007, durante uno scambio giovanile in Slovenia. Tra le varie attività che svolgemmo ci venne proposta anche una seduta di gruppo. Non avevo mai sentito nominare il Rebirthing, e fu la prima volta nella mia vita in cui respirai in maniera consapevole. Fu un’esperienza talmente potente che ancora oggi la considero un po’ uno spartiacque che ha segnato l’inizio della mia vera vita, in cui sono diventata protagonista delle mie scelte e finalmente in contatto con le mie emozioni profonde. Molti anni dopo ho conosciuto altri modi di lavorare con il respiro e adesso non pratico più il Rebirthing, ma gli riconosco sempre il ruolo fondamentale che ha avuto nella mia evoluzione.

Che differenza c’è tra Rebirthing e Respiro della memoria®?

Pur basandosi entrambe sulla respirazione circolare, sono due pratiche piuttosto diverse. La differenza più evidente è forse il possibile utilizzo, nel Respiro della memoria, di brevi domande e interazioni verbali con la persona che sta respirando, allo scopo di portare a livello cosciente quello che accade nel subconscio rendendo così più facile e veloce lo scioglimento di blocchi irrisolti. Inoltre, in questa respirazione non c’è nulla di forzato: per come lo vedo io, il Respiro della memoria non è altro che la nostra respirazione naturale portata al massimo del suo potenziale; non si tratta di applicare una “tecnica di respiro”, ma semplicemente di fidarti del “tuo” respiro, quello che hai dentro, lasciandolo fluire nel modo più ampio e rilassato possibile.

Grazie alla tua formazione sei in grado di cogliere alcuni aspetti personali di una persona dal modo in cui respira? Se sì, quali?

Il nostro modo di respirare dice tantissimo sul modo in cui viviamo e affrontiamo le situazioni: per esempio, la maggior parte di noi tende a controllare il respiro, ha difficoltà a lasciarlo fluire liberamente, e questo denota spesso una propensione a voler tenere sotto controllo tutto ciò che accade nella vita. Analogamente, c’è chi fatica a prendere aria a pieni polmoni e chi invece non riesce a lasciar andare completamente l’espirazione; è probabile che anche nella vita queste persone trovino difficoltà nel “prendere per sé” o nel “lasciare andare”. Probabile, ma non sicuro, perché ogni essere umano è unico e le variabili in gioco sono innumerevoli: si tratta solo di tendenze generali, da verificare caso per caso, se e quando può essere utile.

Ci consigli degli esercizi sul respiro che possiamo fare ovunque?

Il bello del respiro è che ci accompagna ovunque, in ogni luogo e momento: qualsiasi cosa facciamo durante la giornata, la facciamo respirando. La differenza sta solo nel metterci consapevolezza. Ogni volta che ce ne ricordiamo, qualunque cosa stiamo facendo, prestiamo semplicemente attenzione a come stiamo (o non stiamo) respirando: basta già questo a cambiare le cose. L’esercizio più veloce in assoluto occupa il tempo di un solo respiro: mentre espiriamo, lasciamo che il nostro peso affondi nella terra e immaginiamo di avere radici che si allungano nel terreno; poi, con l’inspirazione, sempre mantenendo questo senso di radicamento, immaginiamo di espanderci verso l’esterno, come allungando i rami verso il cielo.

Come integri il lavoro sul respiro con lo shiatsu?

È l’argomento della mia tesina per il diploma shiatsu. Le due attività stanno diventando per me sempre più complementari. Quando faccio i trattamenti shiatsu, la consapevolezza del mio respiro è fondamentale per rilassare corpo e mente, essere ricettiva ed entrare in contatto profondo con me stessa e con il ricevente. Inoltre, i cambiamenti nel modo di respirare sono un segno importante nell’osservare come si muove l’energia nel corpo di una persona. Non solo il respiro fa parte dei trattamenti, anche lo shiatsu è entrato a far parte delle mie sedute di Respiro della memoria: ho notato che a volte basta un tocco, un contatto o una leggera pressione per aiutare qualcuno a sbloccare o a portare consapevolezza sul proprio respiro.

Quali libri ti hanno cambiato la vita?

In questo periodo sto leggendo quello che ritengo il miglior libro sul respiro che ho trovato finora: “The Breathing Book” di Donna Farhi, pubblicato negli anni Novanta, ma sorprendentemente attuale. Di recente ne è uscita una versione italiana dal titolo “Il grande libro del respiro” (Macro Edizioni), ma a chi conosce l’inglese consiglierei senza dubbio l’edizione originale. Essendo anche una traduttrice, ho la fortuna di aver lavorato su diversi libri che hanno lasciato il segno su di me: per citare solo i più recenti, “Giaguaro nel corpo, farfalla nel cuore” di Ya’Acov Darling Khan e “Il sentiero della consapevolezza e della scoperta di sé” di William Samuel, entrambi della casa editrice Spazio Interiore.

Marina Pirulli è una Rebirther diplomata presso la Scuola di Respiro di Roma ed è specializzata in Respiro della Memoria®, che ha appreso da Paolo Cericola. È un’operatrice Zen Shiatsu (metodo Masunaga) e ha conseguito il 1° livello Reiki, in un percorso orientato all’integrazione tra corpo, mente e anima.