Per la modalità che ho di relazionarmi agli altri e di gestire i rapporti sociali, per anni mi sono sentita diversa, eppure non sono una solitaria lugubre, burbera e scostante, ma ho sempre adorato stare in compagnia di me stessa o di poche amiche, senza eccessive sollecitazioni esterne. Lo so da cinque anni: sono felicemente introversa.

Non fatevi ingannare, sono socievole e lo sono sempre stata, mi ritengo una persona simpatica, sono circondata da amicizie di lunga data e sono predisposta quotidianamente a stringerne di nuove. Le persone mi piacciono e con loro mi sento a mio agio, sì ma non con tutte indistintamente, non tutte insieme e, soprattutto, per troppo tempo.

Questione di reattività agli stimoli

Ma poi che cos’è questa introversione? Lo descrive molto bene Annamaria Testa in questo post del suo sito Nuovo e Utile – Teorie e pratiche della creatività: “Il motivo per cui un individuo risulta più o meno estroverso o introverso è tanto solido quanto controintuitivo, ed è connesso con il grado di reattività che ciascuno di noi ha agli stimoli esterni: le persone estroverse hanno un basso grado di reattività, e quindi hanno bisogno di percepire più stimoli, più forti (tanta gente, tante parole, tanto rumore, tanta attività, tanta velocità…). Le persone introverse hanno un alto grado di reattività agli stimoli e quelli intensi risultano “troppo” intensi e destabilizzanti”. Ecco, tutto qui. È per questo che la casa è la mia tana, il mio rifugio o, a seconda del mio stato d’animo, la mia caverna.

Al party senza strafare

Se sono invitata a una festa, anche quella meglio organizzata e assortita, dopo al massimo tre ore mi stanco come se avessi corso una maratona. Faccio conversazione con grande piacere, poi a un certo punto è come se perdessi tutte le energie in una volta sola e desidero solo tornare a casa a leggere qualche pagina del libro che ho sul comodino. Purtroppo, però, per varcare la soglia che mi consentirà la fuga, c’è sempre quell’obolo da pagare: salutare tutti i presenti per non correre il rischio che si offendano. E questo mi dispiacerebbe, dato che agli amici voglio bene e non desidero apparire maleducata, per cui soprassiedo e inizio il giro dei saluti.

Fuga da Alcatraz

C’è da perderci un’altra buona mezz’ora, un tempo lunghissimo che mi divide da casa, un tempo in cui avrò i riflettori puntati addosso e in cui dovrò spiegare ad almeno quindici persone perché me ne sto andando così presto, ma ho letto recentemente, con grande sollievo, di non essere la sola a patire i congedi. Arianna Marchente racconta su Freeda che esistono persone che se ne vanno dalle feste “all’inglese” e cioè senza salutare, mentre qualche settimana fa un’amica mi ha confessato di sparire dai party dopo aver ringraziato unicamente gli organizzatori e coloro che si trovano, suo malgrado, in prossimità dell’ingresso. Nessun altro.

Una stanza tutta per sé

Mi piace lavorare in autonomia, anche se mi trovo perfettamente a mio agio quando collaboro con un gruppo di persone. Mi sono trovata spesso a condividere la scrivania in uno di quei famigerati open-space dove non si trova un solo angolo appartato per rispondere a una telefonata privata, ma per natura – sono sincera – preferirei di gran lunga rintanarmi in una stanza tutta per me, con una porta, dei fiori freschi sul tavolo e un bella vista dalla finestra (ovviamente non ho mai avuto questo piacere, almeno a lavoro). Quando, passeggiando, incrocio per strada qualcuno che riconosco, ma con cui non ho voglia di parlare perché saprei proferire unicamente qualche inutile banalità, non mi vergogno ad ammettere che proseguo dritta. Questo e tanto altro, signore e signori, significa essere introversi!

Rispetto per gli introversi

Non è timidezza, non è scostanza, è solo un modo di reagire agli stimoli esterni e di.. rispettarsi. Lo racconta molto bene Susan Cain nella TED Conference del 2012 che trovate qui sopra e nel suo libro Quiet, uscito nello stesso anno, di cui vi consiglio vivamente la lettura: è un vero e proprio manifesto per il riconoscimento e l’accettazione di noi introversi. Senza di lei mi sentirei ancora una persona inadeguata agli standard sociali che ci vogliono, almeno a Milano, incessantemente up, costantemente social, irrimediabilmente pronti per il meeting o per un apericena affollato e di qualità scadente.

©Jeremy Cai – Photo via Visual hunt