In questo breve post metto insieme Tiziano Terzani, le legioni di Guerre Stellari, Terminator, il poeta Holderin e lo psichiatra Krishnananda per riflettere sul tema dell’ombra che ci riguarda un po’ tutti. Vi dico subito che passare per il dark side non garantisce affatto il benessere immediato e garantito, ma può diventare il presupposto per un rapporto più onesto con se stessi.

“L’uomo, torturato dai propri diavoli, si vendica insensatamente contro il prossimo.”
Franz Kafka

Scomodo solo un secondo Guerre Stellari (di cui apprezzo ahimè esclusivamente Carrie Fisher e Yoda) per dirvi che conosco abbastanza bene l’argomento e non c’è scampo, funziona proprio così come ha lapidariamente osservato lo scrittore ceco che ho citato qui sopra.

Ognuno di noi ha degli aspetti di sé non proprio edificanti, quelli che i più politically correct chiamano edulcorandoli “punti di miglioramento”. Ho imparato che questi aspetti del carattere sono preziosi, che contengono quel tesoro nascosto che portavo dentro mentre l’ombra incombeva sulla mia testa, manifestandosi mentre cercavo insistentemente di nasconderla sotto il tappeto buono del salotto.

Passare al lato oscuro della forza può essere sconvolgente, ma come scriveva Holderlin: “Laddove cresce il pericolo cresce anche ciò che salva”.

“Vieni con me se vuoi vivere”

Non posso esimermi dal citare una delle battute più famose della storia del cinema tratta da un altro cult movie questa volta per me stratosferico, Terminator (1984): “Vieni con me se vuoi vivere”. Seguendo la mia ombra ho trovato la strada che mi ha riportato alla luce.

Il tesoro di cui tanti maestri spirituali parlano credo sia questo. Nel documentario Anam. Il senza nome dedicato a Tiziano Terzani (che altro non è che la sua ultima intervista), il celebre giornalista afferma che dopo averne viste nascere e fallire tante sulla sua pelle di reporter, si rende conto a un tratto che l’unica rivoluzione possibile sia unicamente quella interiore.

La rivoluzione scoppia quando ti accorgi della bolla in cui sei rinchiuso. Intende proprio questo lo psichiatra Thomas Trobe (meglio conosciuto con il nome di Krishnananda), quando scrive che ognuno di noi ha dentro si sé un bambino ferito “intrappolato nelle sue credenze ed aspettative”: c’è chi ha paura, chi prova vergogna, c’è chi si sente insicuro, c’è chi è sfiduciato, chi si sente solo oppure tutte queste cose insieme.

Non sopporti quando ti dicono di no?
Reagisci male alle critiche?
Tendi ad allontanarti quando hai la percezione che stiano invadendo il tuo spazio?
Ti senti ferito quando non vieni considerato?
Ti aspetti troppo dagli altri?
Fai molta fatica a stare da solo?

Tendenzialmente, rispondiamo tutti con un sì (o almeno con un nì) ad almeno una domanda.

E luce fu

È possibile che ci siano delle parti di cui non ci stiamo prendendo cura. La buona notizia però è che la bolla, cioè la rivoluzione, può scoppiare. La mia si è volatilizzata quando mi sono fatta carico della mia tristezza, della mia vergogna, della mia solitudine.

Scegliere di vedere è un passo fondamentale, ma farsi carico del proprio lato oscuro di sicuro non basta a regalarci una vita piena, a fornirci uno sguardo filosofico sull’esistenza. Per quello ho dovuto irrobustire i miei punti di forza. Sono stati loro che hanno fatto luce sull’ombra sostenendola quando ce n’è stata la necessità.

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