Sentirsi piccoli e fragili non è bello. Intossicati dall’ansia. E chi scrive non ha soluzioni ma idee per possibili posture, per esempio per trasformare l’esperienza dell’ansia e dello smarginare in consapevolezza, in uno spunto di ricerca e, forse, anche di cura di sé.

© Laura Ferrari

L’esempio autobiografico di Marion Milner è una pratica filosofica utile per osservare e smascherare i pensieri (farfalla) che ci mandano in ansia. Vederli e riconoscerli sullo sfondo della mente e farne appunti può aiutarci a distinguere i fatti dai pensieri che ci facciamo sopra, che spesso sono quel che ci fa più male.

Paura come eco di un vissuto collettivo

Davvero ci è toccato vivere in un momento storico che viene definito l’epoca delle passioni tristi? Qualcuno ha anche parlato di “paure della contemporaneità” o addirittura, rispetto alle forme di ansia e di panico, di “pandemia psichica”. In questi giorni ci sto pensando.

E se la paura e i pensieri instabili che sentiamo, noi cittadini dell’Occidente benestante, protetti in una vita che ci garantisce una certa sicurezza di sopravvivenza, necessità di base se non addirittura dei plus, non fossero solo una nostra brutta anomalia, un segreto individuale di cui vergognarsi tantissimo? Ma, piuttosto, la nostra eco personale di una grande esperienza, di un vissuto collettivo, che ci accomuna a tante persone – e di cui difficilmente però parliamo con gli altri…?

E se fosse così: avrebbe senso affrontare subito, di petto, battaglieri, l’esperienza dell’ansia, del non-senso, della decostruzione del nostro stare nella realtà e della paura diffusa sempre come se fosse una malattia tutta nostra, una nostra anomalia da far sparire subito senza darci il tempo di provare ad ascoltare se ha qualcosa da dirci?

Se non stiamo ancora così male da non poter tentare la strada della cura di sé con esercizi autobiografici o di attenzione… Può valer la pena pensarci e provare.

Osservare le farfalle… per non esserne invasi!

Certo non è bello vivere le giornate con la gola stretta o la tachicardia, o sentendoci dei falliti o giudicandoci con pensieri aguzzi; oppure cercando riscontri altrui disperatamente o prefigurandoci irrazionalmente tragedie in arrivo ogni due minuti.

Un secolo fa Marion Milner (psicologa) ha scritto in forma autobiografica la propria esperienza di pratiche di auto-osservazione benevola, priva di giudizio: osservazione di cose piccole e apparentemente indegne di attenzione che chiama “farfalle”, pensieri svolazzanti che tingono la nostra realtà di paura o di amarezza e ci tolgono il respiro.

I fili dell'alta tensione a San Francisco visti da Cortland

I fili dell’alta tensione a San Francisco visti da Cortland @lauraferrari

Teniamo un diario

Tenere una diario delle farfalle può aiutarci a (soprav)vivere nel momento storico delle passioni tristi? Con un piccolo sforzo, forse sì. Aiutandoci ad integrare nella nostra storia personale una costruzione di senso che rispetti le nostre “paturnie” senza volerle subito etichettare come spazzatura (e se poi si sta troppo male e ci sente davvero invalidati nelle incombenze quotidiane è forse legittimo ricorrere a medicine per abbassare la soglia di allarme e rivolgersi a Xanax ed En, come canta Samuele Bersani, purché questo non interrompa la propria ricerca di conoscenza di sé ma ne costituisca piuttosto una base di sicurezza).

Se l’osservazione precede la teoria: il maldipancia

Certo giudicare (male) come ci sentiamo, o quello che ci succede, farci sopra un sacco di pensieri, oppure restare nella tensione che qualche cosa accada (o arrabbiandosi, delusi, perché non accade più volte al giorno), restare legati alle nostre teorie su noi stessi (magari terribili, ma nostre) vuol dire aumentare tantissimo il potere dei nostri stati d’animo-stati fisici negativi (di cui però poi ci lamentiamo): dargli tanto da mangiare, farli crescere. Super-farfalle.

Cosa è degno di essere guardato e annotato?

Come distinguere un pensiero, un’osservazione pura e semplice da un giudizio di valore?

Evitando di ricondurre a teorie o a un metro di giudizio quello che ci capita: “E’ così ma dovrebbe essere in questo altro modo”.

Per questo mi piace il metodo della Milner: un metodo di auto-osservazione di una addetta ai lavori (una psicologa) che però è a disposizione di tutti, purché si sia onesti con se stessi e capaci di una breve sospensione del giudizio nel momento dell’esercizio. Per esempio nel testo autobiografico “Una vita tutta per sé” (1934) scrive: “Volevo tenermi rigidamente entro i confini di ogni mia singola esperienza personale, tentando di dimenticare il più possibile quello che mi era già stato detto e non prendere per scontato niente che non emergesse dall’esperienza diretta”.

La scrittura e il diario per fotografare le farfalle

Un altro trucco era di stare particolarmente attenta a qualsiasi piccolo movimento che passava sullo sfondo della mia mente, idee passeggere irrilevanti al momento ed alle quali non avrei abitualmente fatto caso. Le ho chiamate “farfalle”, perché svolazzavano silenziosamente e sparivano in un attimo”, scrive la Milner in “Una vita tutta per sé”.

Questa pratica richiede, oltre ad un quaderno ed una penna (no smartphone, no parole in pixel: al momento, supporti materici e poi nel caso la bella in digitale), una buona dose di coraggio e spudoratezza nel guardarsi, non nascondersi niente e la capacità di “vedere” le farfalle prima che svolazzando spariscano, non prima di aver condizionato i nostri stati d’animo ed averci fatto sbarellare.

Qualche esempio

Milner in momenti di angoscia o di malumore coglie pensieri improvvisi, svolazzanti, di non riconoscimento da parte degli altri (un uomo che non l’aveva degnata della giusta attenzione) o di invidia o di risentimento per cose molto vecchie. Oppure di rancore verso il tempo troppo caldo o il vento troppo forte, come fossero entità animate che ci vogliono far del male apposta. Come se, dentro, ci si arrabbiasse alla ricerca di un colpevole o il conducente dell’autobus che fa apposta a farci fare tardi.

Chi di noi non si riconosce anche solo un poco in questi moti dell’animo, così irrazionali, così piccoli e tossici?

Chi di noi non ha questi piccoli pensieri irrazionali più volte al giorno? Quanto malessere ne ricaviamo? Quanto il nostro corpo, il nostro sistema nervoso, alla lunga ne viene infiammato?

“In questo modo avevo pensato che avrei trovato un sistema accessibile a chiunque…”. L’osservazione pura, quasi scientifica (nel senso della sospensione momentanea del giudizio o della tentazione di correre subito a conclusioni), è democratica, è per tutti. Purché si faccia un fatidico passo indietro senza voler subito, in fretta, arrivare a conclusioni per pacificarsi. Stando un poco dentro al maldipancia da ansia.