Questa dipendenza da smart-phone ci sta sfuggendo di mano individualmente e collettivamente. Dobbiamo correre ai ripari, provare ad arginare i danni o, nei casi più gravi, provvedere a un serio digital detox.

Se parli con me, guardami 

Vedo colleghi e amici pranzare e cenare con il cellulare sul tavolo. Amiche che mi ascoltano mentre visualizzano le loro bacheche. Su 100 persone sedute sui mezzi pubblici, 95 hanno il telefono in mano. Osservo gli automobilisti che chattano mentre guardano furtivamente la strada, bambini sul passeggino ipnotizzati dai video e penso che sì, è il caso di prendere atto che…

“Houston, abbiamo un problema”

Quando cammino per strada mi sconvolgo ogni volta nel vedere quanto la dipendenza da smart-phone sia diventata una droga a cui è difficile sottrarsi. La maggior parte delle volte riesco a dimenticare di averlo, ma in metropolitana – a mio parere uno dei posti più alienanti del pianeta – sono pochi quelli che resistono integerrimi al “morbo dell’iper-connessione”. Solo una minima percentuale di persone legge un libro, un quotidiano o attende pazientemente che arrivi il momento di scendere.

Osserviamoci

Penso che l’abitudine all’uso dello smart-phone sia diventato un problema serio che peraltro condivido con la maggioranza di voi, anche se – giuro – mi osservo e faccio di tutto per contrastarlo.

Riconosco che fissare lo schermo sui mezzi sia un modo per evitare lo sguardo degli altri, per ritirarsi in un proprio cantuccio virtuale, dimenticare la fatica del quotidiano con le sue frustrazioni. È inutile girarci intorno, rilascio di dopamina a parte, lo smart-phone è una droga. Tirarlo fuori dalla tasca ogni due secondi ci impedisce di prendere coscienza dell’ansia e delle nostre piccole o grandi sofferenze.

Cosa fare sui mezzi pubblici

In metropolitana mi riprometto di fare ogni volta quello che probabilmente si faceva trent’anni fa:

  • leggere un libro (però di medio-bassa difficoltà, atrimenti mi deconcentro)
  • interessarmi alle persone che ho di fronte
  • riflettere sulla qualità della mia vita
  • meditare
  • ascoltare la musica su YouTube (ok, però uso lo smart-phone)

Prendiamo dei provvedimenti

E poi anche io, sì, spesso anche io fisso lo schermo del cellulare, sperando che lo scrolling su Facebook mi dia chissà quali idee geniali, pur sapendo perfettamente che la consapevolezza interiore, ma anche quella spaziale, temporale e relazionale si abbasserà notevolmente. Sono un po’ spaventata dal modo compulsivo con cui cerco il telefono e mi dico ogni giorno che è il caso di invertire la rotta.

Voglio evitare di controllarlo ogni mezz’ora, ma poi penso che c’è chi lo tiene acceso di notte, chi cammina per strada fissando il monitor, chi non si addormenta se prima non ha controllato i feed su tutti i social. Mi dico che c’è di peggio, anche se non è una giustificazione.

Mettiamolo da parte, perdio!

Non dico di tornare al Nokia 3310, oltretutto per me lo smart-phone è un indispensabile strumento professionale, ma c’è un limite a tutto. Se stiamo contemplando un paesaggio, contempliamo il paesaggio, se stiamo mangiando, mangiamo, se stiamo chiacchierando con le amiche, chiacchieriamo. Se stiamo guardando un film, guardiamo un film. Dobbiamo per forza documentare su Instagram ogni singolo momento del nostro week end a Parigi?

Stiamo nel presente o iscriviamoci al ritiro “Digital Detox”

Se volete provare a “guarire”, potete leggere questa bella intervista fatta alla Coach Claudia Galli o questo mio post scritto sullo stesso argomento: quello su come imparare a stare nel presente. Evidentemente anche per me repetita iuvant. Altrimenti, vi segnalo che Gabriele Andreoli, il filosofo e istruttore di Vinyasa Yoga che ho intervistato poco tempo fa sul Tantra, sta organizzando per i primi giorni di agosto un ritiro memorabile in Toscana incentrato proprio sul tema del Digital Detox. Fossi in voi darei un’occhiata alla proposta, sembra molto interessante.