Sostengono in molti che stiamo perdendo la capacità di concentrazione e anche un guru del web come Marco Montemagno ha dedicato un video ad alcune criticità legate all’iperconnessione che caratterizza i nostri tempi. Devo ammettere che lo smartphone crea un bel po’ di dipendenza, ma visto che non posso disintossicarmi totalmente buttandolo (se qualcuno lo ha fatto si faccia avanti!), riesco a trovare un po’ di pace grazie a qualche riflessione illustre e a un paio di consigli pratici.

Molti ricordano la filosofia come una materia scolastica noiosa e inutile, eppure per esempio i filosofi antichi non riflettevano solamente sui massimi sistemi, ma sperimentavano quotidianamente uno stile di vita che li rafforzava nel corpo e nello spirito.

Io amo moltissimo la filosofia antica. Avete presente il vecchio slogan degli pneumatici Pirelli: “La potenza è nulla senza controllo”? In un certo senso questi pensatori cercavano di dirigere la loro essenza vitale, di incanalarla in pratiche individuali e comunitarie che gli consentivano di rimanere in armonia con se stessi e con il resto del mondo.

Lo studioso Pierre Hadot si è soffermato a lungo sull’esercizio della concentrazione sul presente descrivendola come una pratica di vigilanza e di attenzione verso se stessi, quindi di consapevolezza. Partendo dal presupposto che il passato non può riguardarci più e che il futuro non ci riguarda ancora, l’imperatore Marco Aurelio si esercitava in ogni momento a stare nel qui e ora.

Presente e concentrato nell’affrontare – ma anche nell’accettare- il destino (di come un approccio filosofico possa servire anche oggi ho scritto qui tempo fa).

Troviamo la pace nel respiro

Oggi che non ci sono più (o quasi) le scuole filosofiche della Grecia antica, ognuno di noi può trovare le pratiche di consapevolezza che gli sono più congeniali. Ci si può dedicare alla scrittura, alla meditazione, al kung fu, allo yoga e a tanto altro (io scrivo, faccio pilates, lavoro sulla mia voce): tutti esercizi che aiutano a essere più consapevoli di sé e del proprio corpo; possono aiutare addirittura ad attendere davanti a un semaforo rosso senza dover controllare gli aggiornamenti di stato sul proprio telefono.

Io mi impongo sempre di non cedere – a volte ci riesco, ma a volte no – e so che il silenzio interiore che si crea nella solitudine della macchina può spaventare. La buona notizia è che si può imparare ad ascoltarlo, a conviverci, anche senza frequentare un corso di meditazione. Il monaco vietnamita Thich Nhat Hanh consiglia di concentrarsi sull’essenza della presenza mentale, cioè sul respiro. In questo modo riportiamo la mente al corpo e fermiamo l’attività del pensiero.

Se stiamo lavando i piatti, respiriamo e laviamo i piatti. Se stiamo guidando, respiriamo e concentriamoci sulla guida. Per Thich Nhat Hanh restare nel qui e ora è l’obiettivo di una meditazione che non dovrebbe mai concludersi. Io mi esercito sempre, a volte i risultati sono ottimi, a volte più scarsi.

Se non siamo nel presente, qualcun altro vive al posto nostro

L’attimo presente è uno dei fulcri del pensiero di molti maestri spirituali, tra cui i contemporanei Marina Borruso che al “qui e ora” ha dedicato un intero saggio e Eckart Tolle che nell’opera Un nuovo mondo propone una pratica per gestire le distrazioni: “Quando osservate sorgere dentro di voi il bisogno compulsivo, fermatevi e fate tre respiri consapevoli. Sentite coscientemente, mentalmente e fisicamente quel desiderio di mettere in atto una qualche forma di comportamento compulsivo. Poi fate ancora alcuni respiri consapevoli. Potreste scoprire che lo stimolo compulsivo è scomparso, oppure vi renderete conto che vi domina ancora e che non potete fare a meno di agirlo. Non fatevene un problema. Fate della dipendenza una parte della vostra pratica di consapevolezza”.

Anche la coach Claudia Galli lavora con i suoi clienti per aiutarli ad alzare la loro soglia di attenzione dell’attimo presente e nel suo ultimo libro Lifesurfing solleva alcune questioni interessanti: “Il presente è l’unico tempo in cui la realtà avviene e noi non ci siamo. Ma se non ci siamo chi vive al posto nostro? Chi prende le decisioni al posto nostro? Chi sceglie?”. Ecco, appunto. Mi sembra un’ottima domanda da cui partire per riflettere sull’importanza vitale del rimanere nel qui e ora.

Lisciamo le orecchie a un bracco

Chiudo il post proponendovi un piccolo gioiello, un libro scritto dalla collega Teresa Monestiroli che fa venire voglia di godersi il momento presente senza distrazioni. Si chiama Lisciare le orecchie a un bracco, è molto ben illustrato da Mariagiulia Colace e parla dei piccoli piaceri della vita, quelli che ci perdiamo senza accorgercene perché siamo troppo indaffarati a fare altro; il che è un peccato perché “quando prepariamo le polpette”, “guardiamo il fuoco nel camino”, “prendiamo il primo sole di primavera alla fermata del tram” o “sgraniamo i piselli dal bacello” dovremmo proprio stare lì.

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