Mi piacerebbe che quest’anno, invece della preparazione alla prova costume, spostassimo l’attenzione su come vivere una vita davvero piena ogni giorno, che è tutta un’altra storia rispetto al desiderare un corpo scolpito per sentirsi meno inadeguati in spiaggia a Ferragosto. 

Quando ero adolescente conoscevo tutte le calorie dei cibi a memoria. Non ero tanto ossessionata dalla prestanza fisica (per molto tempo non ho praticato alcun tipo di sport), quanto dal potere nutritivo dei cibi. Fortunatamente intorno ai 20 anni e quindi direi abbastanza presto mi sono stufata di porre tutta quell’attenzione alle calorie. Va bene che il corpo è il nostro tempio e va curato, ma nel mio caso dietro l’esagerata attenzione al cibo si celavano uno spaesamento esistenziale (chi sono? Cosa voglio? Dove voglio andare? Qual è il significato della vita?) sul quale non mi ero (ancora) interrogata, una tristezza e un vuoto con i quali non avevo ancora fatto i conti.

Liberateci dall’ossessione del controllo delle calorie

Il coach Luca Stanchieri, che di diete ne ha fatte tante (è stato un adolescente obeso), sostiene che chi trasgredisce le regole alimentari che si impone di seguire scrupolosamente, molto spesso lo fa per amore della propria libertà, quella stessa libertà di cui crede di non godere nella vita. Per Stanchieri chi segue una dieta sceglie di chiudersi deliberatamente in una prigione che si è costruito da solo e da cui ogni volta, sgarrando, cerca di evadere con l’obiettivo di affermare se stesso. Effettivamente se la mia vita fosse stata piena, in equilibrio, se mi fossi piaciuta, se mi fossi voluta bene perché mi sarei dovuta fissare così tanto sul verdetto di una bilancia? Perché avrei dovuto delegare la mia libertà di scelta, la mia capacità di governarmi a un dietologo pagato per dirmi cosa mangiare, in quale quantità e pure che cosa eliminare dalla tavola?

Meno dieta, più libertà nella cura di sé

Naturalmente non sto dicendo che la vera libertà consista nel vivere sdraiati su un divano, cibandosi di cibo industriale e ingurgitando birra. Intendo dire che quando mi sono sentita libera di prendermi cura della mia esistenza non ho più avuto bisogno di esagerare con i biscotti (che comunque sono ancora il mio comfort food) o di porre eccessiva attenzione al conteggio delle calorie.

Ecco che cos’era il malessere che provavo quando mi guardavo alla specchio da ragazzina: una segnale che stava reprimendo delle mie parti vitali, solo che non lo sapevo.

Perché la cura di sé non passa solo dall’esercizio fisico e dall’alimentazione sana: sono abitudini certamente positive, ma c’è sempre dell’altro che non riguarda solo il corpo, per esempio prendersi cura di sé permette a molte nostre potenzialità personali di fiorire, rendendoci in questo modo liberi, realizzati e soddisfatti di noi stessi. Lo racconta bene anche l’analista filosofa Laura Campanello in questo post.

Aboliamo la prova costume?

barcelona-8M-2019

barcelona-8M-2019

L’anno scorso il progetto editoriale Freeda ha pubblicato una bella grafica sulla cosiddetta “prova costume”. Diceva sostanzialmente che per prepararsi alle vacanze al mare non bisogna fare altro che indossare il costume da bagno e scendere in spiaggia. Quello che Freeda invitava a fare era di accantonare le paranoie derivanti dalla paura di essere inadeguati che, ho constatato recentemente, condividiamo anche con i maschi.

freeda-prova-costume

@freeda

Capisco che per molti uomini e donne la preparazione alla prova costume sia una priorità, ma vorrei sommessamente far notare loro che le persone interessanti se ne fregano bellamente del girovita dei bagnanti e se si tengono in forma lo fanno perché fa bene e non per paura del giudizio degli altri. Alle persone interessanti, in spiaggia o in una baita di montagna, interessa conversare con persone di valore, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno la pancetta. Non è rinunciando a uno gnocco fritto ogni tanto che diventerete affascinanti ai nostri occhi, ma coltivando voi stessi.