La prima, la più importante, è evitare quella d’asporto. Chi mi conosce lo sa. Salvo un paio di eccezioni non mi piace. Mi intristisce mangiare una pizza fredda e gommosa direttamente dal cartone. Una pizza che oltretutto non digerirò mai. Se so che ne vale la pena mi piace gustarla in pizzeria quando è appena sfornata, ma se ho un po’ di tempo l’alternativa è farla in casa. La faccio perché è divertente, istruttivo e sano.

Premetto che fino a qualche anno fa non cucinavo per principio. Trovavo la preparazione dei pasti un’inutile perdita di tempo. Poi le cose sono cambiate e ho cominciato a provare piacere davanti ai fornelli. Lo faccio prima di tutto perché lo trovo divertente, ma anche emozionante, dato che mi riporta alle radici della mia famiglia, alle mie nonne che, tra le tante cose che facevano, preparavano il pane nel forno a legna tutte le settimane.

Poi c’è lo stretto rapporto che si instaura tra me e la materia che lavoro con le mani, in questo caso la pasta di pane. La soddisfazione che mi dà è ovviamente molto grande, oltretutto mi consente di capire come sono fatti molti dei prodotti che acquistiamo e di cui, se vogliamo, possiamo fare a meno, facendoli a casa e risparmiando sulla spesa.

Ecco a voi la pizza di scarola

Quella che ho fatto ieri è una semplice pizza ripiena di scarola. In genere la ricetta della pasta della pizza la prendo sul libro Cucina Etica, ma la vario tutte le volte a seconda del tipo di farina che ho in dispensa. Tenete conto che un chilogrammo di farina mi permette di ottenere quattro pizze tonde di media grandezza. Lunedì sera l’ho preparata con:

700 g di farina di tipo 1
200 g di farina integrale Almaverde Bio
100 g di semola integrale rimacinata a pietra
4 cucchiaini di lievito secco naturale attivo (acquistato da Natura Sì)
1 cucchiaino di zucchero di canna
acqua tiepida q.b.
4 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
1 cucchiaio di sale fino

Per il ripieno ho usato della scarola saltata in padella con olio, aglio, sale, pinoli, capperi, olive nere e uvetta.

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Il segreto dell’impasto sta nella lunga lievitazione

Prima di procedere all’impasto, ho sciolto il lievito in un bicchiere di acqua tiepida zuccherata. Dopo dieci minuti ho mischiato lentamente l’acqua alla farina, avendo cura che la pasta diventasse pian piano sempre più compatta ed elastica.

Successivamente, ho aggiunto all’impasto il sale e l’olio. In genere lavoro la pasta non meno di 15 minuti, dopodiché la faccio riposare in una ciotola leggermente unta d’olio per una notte. Nel caso della pizza che vedete nella foto, la lievitazione è andata avanti per oltre 24 ore.

Prima di stendere la pasta con le mani e il mattarello ho acceso il forno alla massima temperatura (nel mio forno è 250°). Ho unto con un po’ d’olio una teglia antiaderente rotonda e ci ho appoggiato delicatamente la prima pizza, successivamente ho distribuito la scarola sulla superficie dell’impasto e l’ho coperta con il secondo strato.

Ho chiuso la pizza, ho bucherellato e unto la superficie e poi l’ho messa in forno a cuocere per una ventina di minuti.

Chiedete la ricetta agli esperti

Il risultato è quello che vedete nella foto, la pizza era fragrante e molto saporita, anche se devo ammettere che il mio forno è pessimo (con “pessimo” intendo che è la versione più economica dei forni IKEA e con questa precisazione ci siamo capiti).

Le ricette per fare la pizza in casa sono centinaia. On line c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ci sono naturalmente GialloZafferano, AgrodolceWorldRecipes (sì, forse lo uso solo io, ma lo adoro!), c’è la famosa ricetta di Gabriele Bonci che mi hanno consigliato in tanti e, sopratutto, ci sono quelle “garantite” delle mamme, delle zie, delle nonne, delle amiche.. Insomma bisogna solo farsi ispirare.

P.S. Le altre due pizze rimaste le ho stese e cotte senza condimento, poi le ho surgelate. I puristi della pizza inorridiranno, ma vi assicuro che è molto comodo averle in freezer. Possono trasformare un’anonima domenica sera davanti a The Walking Dead in una serata speciale.