Non basta meditare in pausa pranzo o praticare yoga un’ora alla settimana. Ho imparato che una certa predisposizione alla riflessione e alla pace si acquista e si rafforza solo esercitandosi mentre si vive la vita di ogni giorno. In metropolitana, sul divano, in macchina, facendo la spesa o mentre si partecipa a una riunione di lavoro.

I filosofi antichi ci vengono in aiuto con diversi esercizi, mentre molti maestri spirituali contemporanei hanno condiviso pratiche efficaci che hanno un’unico scopo, quello di stare nel presente, di essere più attenti, più centrati anche mentre si compiono azioni noiose e apparentemente inutili.

Ne ho selezionate alcune.

1) Mangia con attenzione

Molto spesso mentre mangiamo siamo occupati a fare altro: parliamo, leggiamo, guardiamo la tv, scorriamo il feed di Instagram o litighiamo. Mentre mastichiamo il cibo stiamo nel passato (rimuginiamo su qualcosa che abbiamo fatto) o nel futuro (pensiamo a quello che dovremo fare). Di fatto, non ci siamo. Thich Nath Hanh, nel suo libro “Il Sentiero”, ci insegna che possiamo essere presenti persino mangiando un frutto. L’arancia di cui parla il monaco è solo un esempio di come sia possibile rimanere consapevoli compiendo un atto apparentemente banale come quello di mangiare. La presenza mentale si esercita attivando tutti e cinque i sensi (olfatto, tatto, udito, vista, gusto) e rimanendo concentrati sulle sensazioni che proviamo nel corpo:

“Poniamo l’arancia sul palmo della mano, guardiamola mentre inspiriamo ed espiriamo, l’arancia diventa così una realtà. Se noi non siamo qui totalmente presenti, neanche l’arancia è presente. […] Quando guardate l’arancia scoprite che non è niente di meno che un miracolo. Visualizzate l’arancia come un fiore, la luce del sole e la pioggia che l’attraversano, poi il piccolo frutto verde che diventa giallo, poi arancione, l’acido che diventa zucchero. L’albero di arancio ha avuto bisogno di tempo per creare quest’opera d’arte. Quando voi ci siete veramente e contemplate l’arancia, respirando e sorridendo, l’arancia diventa un miracolo; è abbastanza per darvi una grande quantità di felicità. Sbucciate l’arancia, ne sentite il profumo, ne prendete uno spicchio e consapevolmente lo mettete in bocca, pienamente consapevoli del succo sulla vostra lingua. Questo è mangiare un’arancia in modo consapevole. Rende possibile il miracolo della vita. Rende possibile la gioia”.

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@visualhunt Mangia e cucina in consapevolezza

2) Trasforma la metropolitana in un tempio

Si può meditare anche sui mezzi pubblici, anzi direi che quello è proprio il momento giusto per farlo. La maestra spirituale Marina Borruso ci invita a mantenere alta la consapevolezza anche durante i viaggi in tram, autobus e metropolitana, spostamenti che per molte persone sono solo logoranti trasferte quotidiane in cui si rimane attaccati allo smartphone per tutto il tragitto.

“Se usate i mezzi pubblici, fatene il vostro luogo di meditazione. Sono luoghi perfetti per portarvi a una qualità di consapevolezza più alta. Spesso sono abitati dall’assenza, dalla stanchezza del quotidiano a volte sembra quasi di percepire il peso stesso della vita, lo sforzo di sopravvivere, lo stress quotidiano. Possiamo insomma meditare nell’inconsapevolezza contemporanea che è comunque parte di noi. Stare a contatto con l’interno del corpo mentre siete magari nella calca o mentre i mendicanti cercano di attirare la vostra attenzione, può essere un contributo alla nostra e all’altrui consapevolezza”.

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©Timothy Neesam (GumshoePhotos) via Visual hunt

3) Compila il 730 in consapevolezza (se ci riesci)

Il maestro spirituale Eckart Tolle, in “Un nuovo mondo”, consiglia di aumentare la propria centratura praticando un esercizio da fare proprio mentre si svolgono le attività che non ci piacciono, come cucinare, lavare i piatti o compilare noiosi moduli. Sì, proprio quando vorreste essere da un’altra parte. Concentratevi su quello che state facendo, metteteci tutta la cura necessaria per farlo al meglio. Provateci anche voi:

“Siate assolutamente presenti in quello che fate e sentite la vigile, viva quiete dentro di voi nel sottofondo dell’attività. Scoprirete presto che quello che fate in tale stato di elevata consapevolezza, invece di essere stressante, tedioso o irritante, in realtà è diventato divertente. Per essere più precisi,quello di cui state gioendo non è realmente l’azione esterna, ma la dimensione interiore della coscienza che fluisce nell’azione”.

4) A piccoli passi

Quando siamo arrabbiati, dovremmo evitare di parlare o di compiere qualsiasi azione di getto. Lo scrive il monaco Thich Nath Hanh in “Pratiche di consapevolezza”. Quando la rabbia esplode dentro di noi, per prima cosa dovremmo ricordarci di respirare.

“Quando provi rabbia è meglio non dire né fare niente. […]. Dedica quel tempo per tornare a te stesso. Pratica la consapevolezza del respiro e la meditazione camminata all’aperto, in modo da rasserenare e calmare mente e corpo. Quando ti sentirai più calmo e più rilassato puoi cominciare a osservare in profondità te stesso, la persona e la situazione che sta facendo nascere in te la rabbia. La meditazione camminata può essere utilissima, quando sei arrabbiato; mentre cammini cerca di recitare questi versi:

Inspirando, so che in me c’è rabbia
Espirando, so che è un sentimento spiacevole

Poi, dopo un po’ che pratichi la meditazione camminata,

Inspirando, mi sento calmo
Espirando, ora sono forte a sufficienza per potermi prendere cura di questa rabbia

Finché non sei sufficientemente calmo da poter osservare direttamente la rabbia limitati a godere del respiro, dei passi e delle bellezze che hai intorno a te. Dopo un po’ la rabbia si attenuerà e tu ti sentirai abbastanza forte da riuscire ad osservarla direttamente, cercando di comprenderne le cause e iniziando così a trasformarla”.

Thich Nhat Hanh ci invita semplicemente a guardare i litigi con occhi diversi:

Arrabbiati l’un l’altro nella dimensione assoluta,
dovremmo solo chiudere gli occhi e osservare il futuro:
fra cent’anni da oggi,
dove sarai tu? E dove sarò io?

Da una prospettiva del genere, così estrema e così vera, che valore può avere la risposta frettolosa di un collega che ci ha fatto rimanere male?

5) Se telefonando io

Quando sono al telefono con qualcuno, specialmente se la conversazione si protrae nel tempo, a volte mi perdo nei miei pensieri e smetto di ascoltare chi mi parla. Tra le varie pratiche consigliate dalla maestra spirituale Marina Borruso in “Essere nel presente” ce n’è anche una che riguarda l’attenzione da mettere quando si partecipa a una conversazione telefonica:

“Ascoltate veramente le parole del nostro interlocutore, non solamente il senso di queste, ascoltate anche il suono e i silenzi. Seguite attimo per attimo ciò che viene detto, includendo nell’attenzione anche l’ascolto del corpo, è un ascolto diverso da quello che normalmente prestiamo. Così quando arrivano quelle telefonate di qualcuno che dice sempre le stesse cose e che ci sommerge con le sue emozioni o con il suo lamentarsi o che non la finisce più di parlare, allora questa telefonata può veramente diventare un campo di pratica. Ma c’è anche in altro modo di usare il telefono per praticare l’essere presenti, quello di chiamare noi quelle persone che ci attivano di più, quelle che cerchiamo di sfuggire, quelle che ci confrontano ogni volta con cose scomode. Ascoltate la loro voce senza l’obiettivo di dover essere all’altezza e rispondere a tono, ma solo con quello di essere presenti a noi stessi, in contatto con i luoghi comuni del nostro sentire, permettendo che siano proprio come sono ma senza farcene vittime”.

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Cambia punto di vista

6) E guardo il mondo da un oblò

Praticamente tutte le scuole filosofiche antiche proponevano degli esercizi volti a formare e a educare alla libertà e all’indipendenza interiore coloro che li praticavano. L’espansione dell’io nel cosmo (raccomandato anche da Platone) è un esercizio che coinvolge l’immaginazione e che consente alla mente di elevarsi fino a raggiungere lo spazio per contemplare gli astri. Immaginiamo di essere sulla Luna e di guardare il nostro pianeta da lassù. Da quelle altezze ogni preoccupazione e ogni problema quotidiano può riacquistare il giusto peso: “è un esercizio di distacco, di allontanamento, destinato ad insegnarci a vedere le cose con imparzialità e obiettività” spiega lo studioso Pierre Hadot “che consente all’io di provare una doppia sensazione: quella di percepire la propria piccolezza rispetto alla vastità del cosmo e quella della sua grandezza dato che può abbracciare la totalità delle cose”.

Provateci e fatemi sapere se funzionano.

@Tuncay via Visual Hunt